Dipendenza: sbarazzatene in 5 mosse! →
Dipendenza: sbarazzatene in 5 mosse!
Mattia Lualdi
Una dipendenza ti sta incastrando?
Il mio primo articolo sulla dipendenza è stato quello in assoluto più letto e quindi ho capito che è un argomento di grande interesse!
Tutti abbiamo o abbiamo avuto una qualche forma di dipendenza e ciò che salta subito all’occhio è la quantità di persone che hanno (o hanno avuto) una qualche dipendenza alla sofferenza, allo star male, all’impedirsi di realizzarsi o di esprimersi veramente.
Chi mi ha contattato dopo quell’articolo non mi ha parlato di dipendenza fisica o di qualche sostanza più o meno legale…no generalmente mi ha scritto “non riesco a smettere di star male”.
Mhm, interessante…
Proprio l’altro giorno durante un corso, parlando di obiettivi, ho detto “io non sono un grande amante della motivazione, ma quello che proprio non riesco a capire sono la demotivazione e la svalutazione di noi stessi che ogni tanto mettiamo in atto”.
Siamo abituati a vedere il sacro fuori da noi, siamo abituati a vedere il valore fuori da noi, siamo abituati a vedere i sogni come qualcosa risevato a pochi eletti, siamo abituati a demotivarci e ci diciamo cose inconcepibili, siamo abituati a non vedere le opportunità perché abbiamo smesso di cercarle, siamo abituati ad accontentarci della routine.
In ogni mio arti
Autostima: ecco come guadagnartela! →
- Scopri perché chiedere al proprio Personal Coach un etto e mezzo di autostima tagliata fine non è una buona strategia -
La verità è che non esiste nulla di simile alla bassa autostima nè tantomeno all’alta autostima. Nonostante le tue passate percezioni potessero fartelo credere, l’autostima non si comporta come la marea!
Una persona iscritta al Viaggio dell’Eroe mi ha scritto una mail dicendomi di avere una “grossa bassa autostima”.
Sembra una contraddizione, o il titolo di un film…non è così?
Mi sono subito chiesto “significa che la sua autostima è moooolto bassa o che pur essendo bassa è MOLTO GRANDE?”
Cioè, è un problema di misure o è che non esprime tutto il suo potenziale?
Il fatto è che l’autostima non è qualcosa che hai…vedi l’autostima è un segnale, una spia, come quella della benzina nelle macchine.
Se ti trovi in riserva, cosa fai? Inizi a prendertela con la spia del carburante?
Ti condanni e ti giudichi di scarso valore perché hai consumato benzina usando la macchina?
Oppure vai dal primo benzinaio disponibile e fai il pieno?
Hai un grande vantaggio sull’autostrada della vita, infatti il tuo benzinaio di fiducia sei proprio tu.
Nessuno ti può donare “più autostima” perché è qualcosa che non esiste. La sensazione di scarsa autostima è un indicatore di come ti senti perché evidentemente non stai ancora facendo quello che ti farà sentire onestamente a posto dentro di te.
“Come faccio ad avere più autostima?”
Questa è forse la frase più sentita dai personal coach…la formula è semplicissima:
fai esattamente ciò che desideri, impegnati per realizzare i tuoi sogni perché solo facendo ciò che sai di dover fare proverai la vera e genuina soddisfazione.
Sai già che nessuno può agire al posto tuo. I passi verso la tua reale soddisfazione diventeranno semplicissimi appena smetterai di vedere l’autostima come qualcosa che si possiede invece di un insieme di processi da compiere!
La PNL definisce questo tipo di fenomeni nominalizzazioni, significa cioè che diamo una nome fisso e saldo (cristallizzando il processo) a qualcosa che in realtà è un insieme di azioni. In questo modo diventa difficile trovare una soluzione, perché non riesci a capire che devi fare qualcosa di diverso per provare emozioni diverse.
Non puoi fisicamente dare a qualcuno l’autostima (o la depressione o la simpatia) devi compiere delle azioni, mettere insieme un processo e attivare un comportamento speficico per poter provare autostima (o depressione o simpatia ecc…); quando invece trasformi un insieme di scelte e di gesti in una parola sostantivata ecco che compi una nominalizzazione.
La nominalizzazione può essere utilissima in molte occasioni, in questo caso è una deformazione e quindi limita le possibilità di scelta e tu sai che per poter vivere una vita appagante hai bisogno di tante possibilità di scelta.
Tu hai già dentro di te tutto ciò che ti serve per dare il meglio di te, devi solo iniziare a fare qualche piccolo passo mirato e poi vedrai che la tua mente ci farà l’abitudine.
Giudizio altrui?
Tutti ce l’hanno, nessuno escluso. Si tratta di qualcosa che fanno gli altri, in realtà non ti riguarda più di tanto! Evita di fare un’altra nominalizzazione.
Se fossimo in una seduta di coaching personale ti farei fare qualcosa che in passato ti avrebbe suscitato imbarazzo o ti avrebbe causato disagio, perché il segreto per superare le paure è affrontarle.
Sai come diceva Goethe: “un giorno la paura bussò alla porta, il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno”.
Per questo ti invito a pensare a qualcosa che normalmente non faresti…qualcosa che sai essere importante per te…qualcosa che inizia a creare una differenza nella tua vita…e falla! Agisci subito, ora.
Sai che nel golf un piccolo cambio di rotazione del polso al momento di colpire la pallina determina cambiamenti di decine e decine di metri sulla traiettoria…la stessa cosa accade nella vita…un piccolo cambiamento di direzione oggi può determinare una strada completamente diversa domani.
Non devi cambiare tutto e subito. Ora ti chiedo soltanto di pensare a come vuoi che vadano le cose. Cosa vuoi invece di quello che hai ora? Dove vuoi andare? Perché dove sei ora significa soltanto dove sei, ciò che conta davvero è dove stai andando.
8 trucchi per aumentare la fiducia in sè stesse. →
La fiducia in se stesse? E’ l’arma magica. E’ lei che permette di sorridere al bel ragazzo all’altro lato della pista, di imporsi davanti al proprio capo o di vivere con il nostro lui dei momenti di intensa pienezza sessuale… Insomma, la fiducia in se stesse è indispensabile!
Buone notizie: è possibile rinforzarla, svilupparla e farla fruttare in qualsiasi momento. Come? Grazie alla nostra guida, che elenca le otto fasi elaborate con Isabelle Filliozat*. Da leggere subito, per evitare di lasciarsi scappare il prossimo bel tipo (o lavoro, o quello che vuoi) che si presenterà. E da rileggere, ogni volta che sarà necessario!
* psicoterapeuta e formatrice in relazioni umane e comunicazione.
1. IMPARO A RESPIRARE
Allentare la tensione
La posta in gioco: La respirazione è un modo eccellente per aumentare la fiducia in se stesse. Perché? Perché respirando profondamente, allentiamo tutte le tensioni del corpo. E ci riconcentriamo su noi stesse, il che equivale a “prendere le distanze” dal mondo esterno. “Più siamo coscienti della nostra respirazione, più controlliamo la nostra vita” riassume Isabelle Filliozat.
Come faccio? Fai una pausa e respira varie volte al giorno! Concentrati sul bacino, è il metodo per eccellenza, secondo la psicologa. Seduta o in piedi, con una mano sulla schiena, inspira gonfiando il basso ventre. Per aiutarti, pensa a una palla che si gonfia da tutti i lati. Devi sentire che respiri “persino nelle mani. Ad ogni espirazione, ti sbarazzerai delle tensioni. 3 minuti, due o tre volte al giorno, bastano. E’ rilassante e inoltre migliore per la salute di tutte le altre “pause”, tipo caffè o sigaretta, che aumentano le tensioni.
Il trucco in più: Durante l’esercizio di respirazione. impara ad “ascoltare cosa succede dentro di te”. Chiediti: “Come mi sento?”. Se hai una sensazione positiva, il fatto di prenderne coscienza aumenterà il benessere. Altrimenti, potrai chiedertene il perché. E pensare alle soluzioni per uscire da questo stato, invece di subirlo.
2. CAMBIO ABITUDINI
Osare affrontare quello che non si conosce.
La posta in gioco: Al cinema, ci vado con il mio Tesorino, la spesa la faccio sempre alla Coop, le pulizie, ovviamente di sabato e la domenica a pranzo mangio le lasagne. Sono piccole abitudini rassicuranti, dei punti di riferimento di cui abbiamo bisogno tutti: servono a farci sentire più sicure. Ma quando si presenta un imprevisto (una proposta di lavoro a Kuala-Lumpur, un ragazzo da favola che insiste per rivederci) rimaniamo bloccate dal terrore. Perché non ci siamo abituate! E rischiamo di trascurare i nostri desideri.
Come faccio? Di cosa ho voglia oggi?: “è una domanda che bisogna porsi spesso”, afferma Isabelle Filliozat. Cominciamo piano: cambiamo il menù per il pranzo, poi proviamo dei tacchi alti se siamo abituate alle scarpe da ginnastica (o il contrario), proviamo un ristorante indonesiano, per vedere com’è…
Il trucco in più: Se c’è un’espressione da eliminare al più presto dal tuo vocabolario, è “bevo solo caffè”. E’ così che si finisce con il dipendere psicologicamente da un prodotto per definire se stessi. Dire “preferisco il caffè al tè”, sembra poco, ma equivale ad affermarsi come persona che fa una scelta. Stessa cosa per gli uomini, le macchine, i luoghi di vacanza e i vestiti!
3. FACCIO UNA LISTA DELLE MIE QUALITÀ
Prendere coscienza dei propri punti forti
La posta in gioco: “La stima che abbiamo in noi stesse ha bisogno di essere stimolata e rinforzata costantemente”, ricorda Isabelle Filliozat. Per questo, la prima cosa da fare è, spesso, “prendere coscienza delle proprie qualità”. Ebbene sì, ne abbiamo tutte! Anche se, a volte, cerchiamo a tutti i costi di convincerci del contrario…
Come faccio? “Mettile nero su bianco, semplicemente”, consiglia la psicologa. Fai una lista delle tue 20 principali qualità (no, no, 20 non sono troppe). Prendi in considerazione tutti i campi: qualità affettive, intellettuali, relazionali, sportive, fisiche… se necessario, chiedi consiglio ai tuoi cari, ti farà bene, verrai sommersa di complimenti! Chiedi loro per esempio quali sono le tre qualità che preferiscono di te o nella relazione che hanno con te.
Il trucco in più: La tua lista è pronta? Davanti ad ogni qualità, scrivi quello che ti ha permesso di fare. Ad esempio, sono coraggiosa = ho lavorato per sei mesi in un fast food per pagarmi le vacanze, sono carina = in discoteca mi offrono sempre da bere… Così, hai la “prova” delle tue qualità. E tieni da conto la tua lista, per poterla rileggere quando vuoi.
4. MI FISSO DEGLI OBIETTIVI
Raccogliere delle sfide
La posta in gioco: Avere un progetto, degli obiettivi, significa spingersi ad agire. E capire che quando si vuole si può! “La fiducia in se stesse sta nel correre dei rischi”, sottolinea Isabelle Filliozat. Quindi, “fissarsi un piccolo traguardo giornaliero farà crescere in fretta la tua sicurezza personale”.
Come faccio? Fissati degli obiettivi coerenti e raggiungibili. Che dipendono solo da te, non dagli altri. Ad esempio, scarta subito le utopie del tipo “stasera, il sosia di Brad PItt verrà a chiedere la mia mano” oppure “oggi, il mio capo mi darà un giorno libero” e parla alla prima persona singolare.
> Esempio: Eleonora, una collega, ti invita al suo compleanno. Gentile da parte sua ma tu sei terrorizzata: non conosci nessuno e sudi freddo anche solo all’idea di passare la serata vicino alle bottiglie come una povera derelitta abbandonata. Quindi, invece di rifiutare con una scusa a cui non crederà nessuno (“non posso, il mio gatto ha l’influenza”), accetta e fissati un obiettivo come:
> “proporrò un argomento di conversazione nella serata”
> “parlerò a tutti coloro che portano gli occhiali”
> “raggiungerò un gruppo già costituito”
Puoi completare la lista con tante idee diverse…
Il trucco in più: Mano a mano che raggiungi gli obiettivi che ti eri fissata, aumenta la difficoltà e la frequenza delle tue piccole sfide. Dopo “vado a una festa dove non conosco nessuno e mi diverto lo stesso”, prova “entro in un negozio di lusso e provo tutti i vestiti”, o se ti piace scherzare con il fuoco, “vado dal mio capo e gli dico cosa penso di lui” (scherziamo, eh?!).
5. SO DIRE DI NO
Saper affermare i propri desideri
La posta in gioco: Dire di no, significa osare affermare i propri desideri e i propri bisogni. Quando diciamo di sì a tutto, soprattutto se pensiamo il contratio, lo facciamo perché abbiamo paura di non piacere. E’ una paura che risale all’infanzia, epoca durante la quale pensavamo di dover obbedire ai genitori per avere il loro affetto. Opporsi, significa capire che gli altri possono amarci, anche se non siamo sempre d’accordo con loro. E che ci rispettano di più quando ci affermiamo!
Come faccio? Per cominciare piano piano, prova a cambiare parere. Saper cambiare idea, è segno di intelligenza: “Più dimostri che hai cambiato idea su un argomento, più verrai apprezzata e rispettata”, spiega Isabelle Filliozat. Senza eccedere, beninteso: non stiamo parlando di cambiare idea senza ragione.
> Prova per cominciare a cambiare idea in situazioni senza conseguenze. Ad esempio facendo la spesa. In macelleria chiedi un etto di parma, ma no aspetti, facciamo salame, no alla fin fine preferisco il parma. Poi prova con qualcosa di più serio, al lavoro, ad esempio: l’idea che ti pareva eccellente ieri, durante la riunione, dopo matura riflessione ti pare che sia un po’ debole. Ci hai pensato su, dopotutto sei pagata anche per questo, no?
Il trucco in più: regalati una giornata “no limits”, durante la quale farai tutto quello che è visto male (dai genitori, dalla società, dal fidanzato). Scegli tu, puoi passare la giornata nella vasca da bagno, mangiare una quantità industriale di bomboloni alla nutella, spendere una somma sconsiderata per una borsetta… L’obiettivo: “riattraversare il periodo d’opposizione del bambino” e liberarsi simbolicamente da tutti i divieti che abbiamo interiorizzato.
6. MI DISTINGUO DAGLI ALTRI
Esprimere le proprie preferenze
La posta in gioco: Vestiti, opinioni, gusti musicali… sono altrettanti argomenti sui quali tendiamo, più o meno consapevolmente, a fare “come gli altri” (la nostra famiglia, il nostro contesto sociale e culturale, la nostra generazione). Per paura di essere giudicati e respinti dal nostro gruppo. “Ma non è mai troppo tardi per cercare ed esprimere la propria personalità”, spiega Isabelle Filliozat. “Quando ci sentiamo noi stessi siamo più fiduciosi”.
Come faccio? Distinguiti dagli altri! Tutte le occasioni sono buone. Al ristorante, tutti prendono l’insalata? Scegli la pizza. In casa tua, le vacanze si sono sempre fatte al mare? Vai in montagna! O nel deserto o al lago, basta che sia diverso.
Il trucco in più: Gioca con la tua immagine! Regalati una seduta in un camerino senza comprare nulla (lascia la carta di credito e il portafoglio a casa) e prova tutti gli stili di vestiti che non sei abituata ad indossare. Inventa dei look e… lasciati sorprendere dalla ragazza nello specchio di fronte a te!
7. SVILUPPO LE MIE CAPACITÀ
Credere nel successo
La posta in gioco: Avere fiducia in se stessa, “non significa riuscire a fare tutto, sapere tutto, in qualsiasi circonstanza” sottolinea Isabelle Filliozat. E’ piuttosto “pensare di essere in grado di fare o di imparare a fare” ciò che ci viene chiesto o quello che desideriamo. Insomma, non è importante credere di essere competenti, ma persuadersi che possiamo diventarlo, se ne abbiamo l’opportunità.
Come faccio? “Se non so fare, posso imparare”. E’ la frase del giorno da imparare a memoria per smettere di credere di essere un’incapace! E, per sviluppare le proprie capacità, Isabelle Filliozat consiglia la tecnica del “come se”. Affronta le situazioni che ti bloccano, comportati come se sapessi fare.
> Esempio: il ragazzo più bello della festa ti invita a ballare. Problema: tu e il ballo avete litigato da piccoli. E di colpo, rimpiangi di non essere andata alle lezioni di ginnastica ritmica con la tua migliore amica. Di conseguenza rifiuti gentilmente l’invito. L’atteggiamento giusto: fai come se sapessi ballare. Buttati, osserva e impara. Stessa cosa in ufficio: sudi freddo al solo pensiero di usare Excel? Osserva quello che fa la tua collega più esperta e imitala. Se lei ci riesce, perché tu non dovresti?
Il trucco in più: Non aver paura di sbagliare. Sbagliando s’impara.
8. MI APRO AGLI ALTRI
Andare verso gli altri
La posta in gioco: Aspetti di aver fiducia in te stessa per aprirti agli altri? Sbagli tutto! Seguendo questo principio, ti rinchiudi in un circolo vizioso: più sei sola, meno fiducia hai in te stessa. “Le persone che si sentono a proprio agio non sono per forza più intelligenti o più istruite delle altre (…). Sono solo più “simpatiche” perché osano avvicinarsi agli altri e fare amicizia”, ricorda Isabelle Filliozat.
Come faccio? Il trucco più semplice per andare verso gli altri quando siamo un po’ timide consiste nel dare una mano (alla vicina sepolta sotto i sacchetti della spesa mentre torna a casa, alla collega in ritardo su una pratica, alla padrona di casa durante una cena). Una strategia semplice ma efficace: non hai bisogno di metterti troppo in mostra e risutli subito più simpatica.
E soprattutto, cerca di guardare i tuoi interlocutori negli occhi. “Il contatto oculare è essenziale” per cominciare a parlare con qualcuno in modo diretto e sicuro, sottolineaa Isabelle Filliozat.
Il trucco in più: Parla almeno 3 volte al giorno con un o una sconosciuta in fila alla cassa o per strada. Per sapere che ore sono, delle indicazioni… Non c’è nulla di più facile per aumentare la fiducia in se stessa nella vita di tutti i giorni!
L'invidia: contrastarla con l'amore →
L’invidia
Il morso dell’invidia è l’invidia tutta intera.
Francesco Alberoni, Gli invidiosi
Alla resa dei conti, non c’è vizio che nuoccia tanto alla felicità dell’uomo come l’invidia. Cartesio
Dott. Pascu Mirela *
Aurore Sand (che poi assumerà il nome di George Sand) e Jules Sandeau erano molto innamorati e avevano scritto insieme un romanzo , Rosa e Bianca, firmando con le iniziali del loro nomi. Poi, però, Aurore incomincia a rendersi indipendente. Si ritira nella casa di campagna e scrive, da sola, un nuovo romanzo: Indiana. Non lo firma col suo nome, Aurore, ma si limita ad abbreviare lo pseudonimo di prima: G. Sand. Il libro ha un successo trionfante, Sandeau resta colpito e imbarazzato, forse comincia ad essere un po’ invidioso. Ma la catastrofe arriva quando Aurore scrive un altro romanzo da sola: Valentina, e lo firma col nome di George Sand. Adesso lei è diventata famosa, adorata da tutti e lui quasi dimenticato. Il loro amore muore.
Occorre un grande, grandissimo amore per superare l’invidia. Occorre che uno riesca a gioire del successo dell’altro. Questo succede più facilmente se collabora attivamente alla sua costruzione, riuscendo, in tal modo a viverlo come suo. Ma, occorre anche che questo contributo venga riconosciuto pubblicamente e ricambiato con la fedeltà.
Alcuni pensano che un certo grado di competizione favorisca la vita di coppia. Alcune ricerche dimostrano, invece il contrario (Alberoni, 1992). Non bisogna confondere il bisogno di affermarsi nella vita per mostrare all’altro di meritare il suo amore, col desiderio di apparire meglio di lui. Ogni persona umana vuol avere un valore. E non vuole solo sentirsi amata, vuole anche veder riconosciuti i propri meriti. Vuol essere apprezzata per le sue capacità e per le sue virtù. Ma quando l’innamoramento si allontana, la società con i suoi “valori” torna a penetrare nella vita di coppia. Se la donna vede suo marito continuamente ammirato, adorato, mentre lei è sempre in seconda fila, prova un senso di svuotamento. Il piacere di trovarsi accanto ad una persona del genere, di condividere la sua luce, lascia a poco a poco, il desiderio di avere una propria luce, un proprio valore. Ma guai, se in questo caso scatta la competizione, perché è destinata alla sconfitta. E, con la sconfitta appare l’invidia.
L’invidia è il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottiene l’ammirazione altrui. Allora abbiamo l’impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di essere nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di essere additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro.
L’insidia della competizione e dell’invidia è particolarmente forte nelle coppie che fanno lo stresso lavoro, e ritengono di avere lo stesso valore. Perché basta che la società, a torto o a ragione, offra un riconoscimento maggiore, che l’altro viene preso dal dubbio e dallo sconforto.
Pochissime persone parlano chiaramente e volentieri dell’invidia che provano: parlarne apertamente inibisce perché è come mettersi a nudo, svelare la parte più meschina e vulnerabile di sé. Parlare della persona che si invidia e spiegare il perché, significa parlare della parte più profonda di sé stessi, delle aspirazioni e dei fallimenti personali, delle difficoltà e dei limiti che si trovano in sé stessi.
L’esempio più significante, che riflette l’insieme o il susseguirsi di stati d’animo che portano all’invidia, lo troviamo nella Bibbia: Lucifero, l’angelo più bello tra gli angeli, voleva diventare come Gesù. In Genesi 37 troviamo un altro esempio di invidia e leggiamo che Giuseppe era il prediletto di suo padre Giacobbe perché “era il figlio della sua vecchiaia”. Un favoritismo che ha causato non poche amarezze ai suoi fratelli. Inoltre, i sogni che ha fatto preannunciavano un avvenire molto più luminoso del loro. I fratelli di Giuseppe hanno provato un’emozione universale: l’invidia, un misto di irritazione e di odio contro chi possiede uno o più vantaggi di cui noi siamo privi. Così hanno architettato un piano per ucciderlo.
Probabilmente, qualcuno si chiederà: qual è la differenza tra invidia e gelosia? I fratelli di Giuseppe non erano forse gelosi dell’affetto che nutriva per lui il loro padre? La distinzione è tanto più delicata per via del fatto che la parola gelosia si usa spesso nel senso di invidia. Nell’Otello, Shakespeare, fa interpretare l’invidia e la gelosia a due personaggi diversi. Otello, temibile condottiero si è messo al servizio della città di Venezia per fare guerra ai turchi. Siccome infligge loro una sconfitta dopo l’altra, tutti i veneziani lo adorano. Iago, nobile veneziano, prende molto male il prestigio di cui gode Otello è diventa invidioso, quindi architetta un piano diabolico per far credere a Otello che la sua sposa, Desdemona, lo tradisce col suo amico. Ossessionato della paura di perdere l’amore della sua sposa, Otello diventa geloso. Come l’invidia, anche la gelosia è un sentimento doloroso, che nessuno vorrebbe provare, un sentimento che si impone nostro malgrado e di cui ognuno cerca come può di liberarsi, ma in genere con scarso successo.
Riassumendo, si è invidiosi della felicità e dei beni altrui ; si è gelosi dei beni che si vuol conservare. Io posso ingelosirmi se il mio vicino, o collega, parla troppo fitto con mia moglie, ma poi posso provare invidia nell’accorgermi che sua moglie è molto bella.
Esistono diversi tipi di invidia? Certamente, si!
Venite a sapere che uno dei vostri colleghi ha avuto una promozione che speravate toccasse a voi. Quali possono essere le vostre reazioni? Gli studiosi ne parlano di tre forme di invidia. Naturalmente, le reazioni di invidia sono di rado pure, anche se in genere le tre forme si mescolano o addirittura si succedono l’una all’altra.
Il primo tipo è l’invidia depressiva e la tipica frase che lo accompagna è: “Ahimè, questo a me non succederà mai!” col risultato di mettersi in disparte e di non pensare. Il secondo tipo è l’invidia ostile per cui voi direte: “Non posso sopportare che l’abbiano promosso prima di me, quell’incapace!”. Quindi, a livello comportamentale parlerete male del collega e magari gli preparerete un “bel scherzetto” (per fargliela pagare…). L’ultimo tipo, l’invidia ammirativa/emulativa, vi porterà a dire: “E’ normale che sia stato promosso, ha lavorato sodo!”, di conseguenza andrete a congratularvi con lui e probabilmente raddoppierete gli sforzi per essere promossi. A volte chi invidia benevolmente tende a diventare uno dei più grandi adulatori dell’invidiato: la lusinga aiuta a far credere di partecipare al successo altrui. Nella cultura americana un comportamento del genere è perfettamente accettato: vi è infatti una incitazione esplicita ad identificarsi con il vincitore. Ciò non accade nelle culture latine, dove invece chi riesce più degli altri non è altro che l’esempio della altrui insufficienza.
L’invidia è dunque un’emozione complessa: presuppone innanzitutto un paragone tra la nostra situazione e quella dell’altro, e ci porta a costatare la nostra inferiorità almeno in un certo campo, non modificabile immediatamente. F. Alberoni ne parla del tormento dell’impotenza dell’invidioso. Una volta costatato lo svantaggio personale, ne possono derivare altri pensieri ed emozioni: tristezza, collera, emulazione, ecc. La reazione di invidia è tanto più forte quanto più l’inferiorità constatata appartiene a un campo per noi importante, essenziale per l’immagine che abbiamo di noi stessi e dunque una componente fondamentale della nostra autostima. Proviamo il morso dell’invidia, perciò, solo quando la superiorità dell’altro si manifesta in un ambito a cui noi diamo valore. L’autostima è una componente vitale della nostra identità , che cerchiamo continuamente di preservare o di proteggere. Quali strategie adotteremo per riportarla al suo livello abituale?
Svalutare il vantaggio dell’altro.
Trovare nell’altro degli svantaggi che compensino il suo vantaggio: “lei è una bella donna, ma è molto sfortunata in amore” oppure “anche se ha ricevuto la promozione, avrà degli obblighi estenuanti”.
Queste due strategie hanno il vantaggio di non favorire alcuna ostilità tra noi e l’altro e di salvaguardare il nostro rapporto con lui, senza neanche distorcere troppo la realtà. Purtroppo, però, viene quasi naturale usare anche altre strategie.
Svalutare l’altro nel suo complesso. Lei sarà anche bella, ma è una stupida o cattiva. Lui avrà anche un bello appartamento, o una bella macchina, però è un disonesto o pensa solo ai soldi.
Punire l’altro per il suo vantaggio. Lei signore, denuncerà il suo amico al fisco per i suoi guadagni illeciti. Invece lei, cara signora, farà di tutto per escludere una bella donna dal gruppo, o per rovinarle il matrimonio, parlandone male.
Ma il cristiano non trama il male contro il prossimo ( Prov. 3,29; 14,22); capita a volte di fare il male più o meno consapevolmente, ma quando ci si rende conto di averlo fatto, se siamo buoni cristiani, cerchiamo di riconciliarci con chi abbiamo ferito. Inoltre il cristiano non invidia gli altri né per ciò che sono, né per ciò che possiedono (Proverbi 14,30);
L’esperienza della vita quotidiana, nonché gli studi condotti dagli psicologi, confermano che tendiamo a invidiare persone vicine a noi (fratelli, sorelle, amici, colleghi, vicini, ecc) per due motivi:
innanzitutto perché la vicinanza rende più facile e più frequente il paragone tra i loro vantaggi e i nostri;
in secondo luogo, perché appartenendo ad un certo gruppo, noi ne condividiamo la stessa visione di vita, un fattore importante per definire il valore o la posizione di in individuo ; le differenze constatate si trasformano presto in minacce per la stima di sé. Magari non vi fa né caldo né freddo pensare alle ricchezze di un miliardario, mentre vi farà soffrire nel venire a sapere che il vostro amico ha fatto un ottimo affare, affare che anche voi speravate di concludere.
L’invidia nelle sue forme emulative e ammirative può indurci a dare il meglio, a stimolarci, ma l’invidia depressiva può farci soffrire tanto da paralizzarci. Quanto all’invidia ostile, può diventare un tormento atroce se non si riesce a controllarla. Si rischia, inoltre, di avvelenare in maniera duratura i rapporti con chi ci è vicino, in famiglia, nelle amicizie, sul lavoro.
Ecco dunque qualche consiglio che può aiutarvi a tenere a bada questa emozione inevitabile.
Riconoscete di essere invidiosi
Questo consiglio vale per tutte le emozioni, ma soprattutto per l’invidia, che tentiamo di nascondere persino a noi stessi. E’ un’emozione di cui vergognarsi, tipica di chi “non sa perdere”, di chi è “inacidito”. Il fatto di provarla è in sé una minaccia al nostro amor proprio. Il morso dell’invidia è un’azione involontaria, rispetto alla quale non dovete difendervi né colpevolizzarvi ; al contrario, avete la responsabilità di saperla gestire.
Esprimete positivamente la vostra invidia o tenetela per voi
Il consiglio può sembrare paradossale: esprimere un’emozione negativa come l’invidia? Esprimete l’invidia in forma positiva, cioè con umorismo, se potete. Ecco alcune frasi pronunciate da persone in grado di gestire l’invidia:
“Bello il tuo appartamento, farà invidia a molti. Per esempio a me.”
“Fa in modo che non vada così bene tutti i giorni, altrimenti farò fatica a restarti amico”.
“Per fortuna non sono invidioso, altrimenti se lo fossi mi farebbe male. Ahia !”
Se non avete il senso del umorismo, non rimproveratevi, limitatevi a non esprimere la vostra invidia, senza però nasconderla a voi stessi e tenete sempre a mente che “il silenzio dell’invidioso fa troppo rumore” (Kahlil Gibran).
Esaminate i vostri pensieri di inferiorità
Il morso dell’invidia ci coglie spesso quando prendiamo consapevolezza della nostra inferiorità, almeno temporanea, nei confronti dell’altro. Il dolore può presto trasformarsi in reazione ostile. L’ostilità serve anche a controbilanciare il senso di inferiorità. In ogni situazione di invidia, cercate di esaminare i pensieri di inferiorità, spesso legati a dei ricordi, anziché mascherarli con una reazione aggressiva.
Esaminate i vostri pensieri di superiorità
Alberoni osserva che l’invidia è talvolta “l’espiazione dell’orgoglio”, il che vale soprattutto per l’invidia ostile e per il risentimento. Ce l’abbiamo ancora di più con l’altro per il suo vantaggio, se pensiamo di meritarlo più di lui. L’orgoglio è una valutazione esagerata dei propri meriti e qualità, per cui ci si considera superiori agli altri in tutto e per tutto.
Contribuire a rendere il mondo più giusto
L’invidia ostile è il risultato di un’ingiustizia. E’ un’emozione molto dolorosa per chi la prova, e pericolosa per chi la provoca. Tutti possiamo contribuire a rendere il mondo più giusto per noi stessi e per gli altri. Fare in modo che un bambino non cresca svantaggiato rispetto ai suoi fratelli o le sue sorelle, essere un esempio in famiglia, sul lavoro o tra gli amici, prendendo decisioni imparziali.
L’insegnamento dei Proverbi, e della Bibbia in generale, è che l’uomo raccoglie il frutto di ciò che ha seminato (11,18; 22,8-9; Osea 8,7) L’ultimo consiglio che si può dare è:
Non provocate invidia degli altri
Il morso dell’invidia non è una sensazione gradevole. State attenti, perciò, a non provocarla inutilmente. Non si tratta di mascherare continuamente i propri vantaggi, cosa che sconfinerebbe nell’ipocrisia, ma semplicemente di non esibirli troppo, né di ostentare troppa gioia quando gli altri non hanno motivi di provarne.
“Dio non può unirsi a coloro che vivono per compiacere se stessi e che danno il primo posto al proprio “io”. Quanti agiscono in questo modo sono destinati alla perdizione. Il peccato dell’orgoglio e della presunzione può diventare disperato e incurabile. Esso ostacola ogni vera crescita. Quando un uomo ha dei difetti di carattere e non se ne rende conto ; quando è talmente pieno di se da non vedere i propri difetti, come può essere liberato? Come può una persona migliorare se crede di essere perfetta?” ( E. WHITE, I tesori delle testimonianze vol. 3).
In conclusione, possiamo dire che riuscire a controllarsi nel parlare, sapere quando parlare, come e cosa dire, sono obiettivi che ogni cristiano deve porsi. In Giacomo 3,1-12 vi è una calda esortazione a moderare l’uso della lingua; per brevità riportiamo solo il versetto 2: “Se uno non sbaglia nel parlare è un uomo perfetto, ed è pure capace di tenere a freno tutto il corpo”. Perché è così importante parlare nel modo giusto? Perché quello che diciamo riflette ciò che siamo noi spiritualmente: le nostre parole sono lo specchio della nostra realtà interiore! “Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? Poiché la bocca parla dall’abbondanza del cuore” (Gesù in Matteo 12,34). In Proverbi 18,4 la Bibbia ci fornisce un insegnamento importante in merito al parlare, poiché le parole rispecchiano tutto l’essere umano e quindi vi è una grande responsabilità nell’uso di esse. La realtà dell’uomo sta nel suo cuore e la parola non fa altro che manifestarla (Marco 7,17-23).
Amicizia e Invidia →
IL PROBLEMA NON È CHE L’AMMIRO MOLTO, MA TROPPO
È normale sentire una donna parlare bene della sua migliore amica, così come è normale che dalla sua bocca escano giustificazioni ad oltranza e parole che minimizzano gli errori dell’altra. Quando invece il parlare dell’amica diventa una sequenza infinita di lodi, che ossessionano chi le tesse e chi le ascolta, oppure ci si sorprende nell’imitarne la voce, igesti, il tipo di abbigliamento, è il momento di fermarsi un attimo e di chiedersi: perché non la smetto di prenderla come modello di riferimento tout court? Anche un’intensa amicizia può avere i propri lati oscuri, che agiscono inconsciamente e spesso all’insaputa delle due parti. Adorare, ma anche invidiare la propria migliore amica, così come il sentirsi costantemente in competizione con lei, crea dei pesanti conflitti interiori. Con il rischio di spezzare, oltre al rapporto amicale, anche la propria serenità e (poca) autostima rimasta.
FORSE È PERCHÈ NON MI STIMO MOLTO
Invidia e competizione nascono da un’insicurezza personale. Se il desiderio di voler essere come la tua migliore amica ti ossessiona al punto da sottrarti molte energie od il confronto con lei invalida la qualità della tua vita, condizionando le tue scelte e gettandoti in uno stato di mortificazione, allora è il momento di darti una scrollata e di convincerti che la responsabile di questa situazione non è affattolei (perché è più bella, più brava, più brillante), ma tu. Giunta a questo incrocio hai un’alternativa: proseguire per la strada (dolorosa) dell’autocommiserazione o svoltare, cambiando direzione. Noi speriamo che tu scelga quest’ultima strada, perché ti condurrà a superare un ostacolo: quello che nasce da un problema con te stessa.
È VERA AMICIZIA? ARDUA LA SENTENZA!
“Una persona con una buona autostima e fiducia di sé non ha nessun motivo valido per entrare in competizione o per invidiare l’amica” riferisce il dottor Franco Baldini. E su questo punto c’è da chiedersi se si tratterebbe di vera amicizia oppure no. Difficile dirlo, dato che i rapporti interpersonali, così come il mondo degli affetti, sono costellati da dinamiche misteriose, inspiegabili ed a volte persino irrazionali. Come dovrebbero comportarsi due amiche se tra le maglie del loro rapporto si insinua un impulso unilaterale di emulazione od un senso di inadeguatezza ed insoddisfazione? “Chi prova tutto questo – suggerisce lo psicoterapeuta – dovrebbe innanzi tutto chiedersi cosa c’è che non va dentro di sé. Chi subisce, invece, dovrebbe capire che si tratta di un problema di cui non è affatto responsabile ed aiutare l’amica ad affrontarlo, facendosi sentire più vicina ed aprendosi ad un dialogo senza veli”.
RENDI COSTRUTTIVA LA TUA AMMIRAZIONE
Ammiriamo una persona perché possiede doti che riconosciamo in noi o che desidereremmo avere. Nulla da recriminare: il volerla emulare può essere anche positivo in quanto rappresenta una molla piuttosto motivante che ci catapulta verso un automiglioramento. Un rapporto così “stimolante” quindi non è sempre una trappola: la diventa quando si perde la propria identità, così come i gusti, le preferenze, le abitudini.
ALLA MIA MIGLIORE AMICA INVIDIO…
Le dritte per superare l’invidia. Cosa invidi di lei?
BELLEZZA
La bellezza è importante, ma se non sei bella fuori puoi esserlo dentro: valuta quindi le tue qualità interiori e sfoggiale con orgoglio. E poi non sempre “bella” è sinonimo di sexy o affascinante; se non sei bella di natura, i modi e il look spesso aiutano!
SPIGLIATEZZA
Sicurezza ed autostima ci rendono disinvolti e spigliati. Impara a credere di più nelle tue capacità e vedrai che avrai più facilità nei rapporti interpersonali.
ISTINTO MATERNO
Se non possiedi lo stesso senso di maternità della tua amica o se soffri perché lei ha messo al mondo dei figlio e tu no, non invidiare nulla: potrai sentirti realizzata in molti altri modi!
CARRIERA
Lei è diventata una top manager e tu sei rimasta una semplice segretaria od una casalinga frustrata. Perché invidiare la donna in carriera? Non sai realmente quali a che cosa sia stata costretta a rinunciare e quali siano gli inevitabilicompromessi.
DIPLOMAZIA
Saper essere diplomatici è segno di intelligenza e di flessibilità mentale, ma più che invidiare queste qualità faresti meglio a darti da fare per impararle.
CULTURA
Se ti affascina il fatto che lei sia un pozzo di sapere, e lo è veramente, non sei da recriminare. La cultura è forse l’unica qualità da invidiare realmente: non basta mai e ci rende agli occhi degli altri interessanti e socievoli.
ELEGANZA
Se è sinonimo di buon gusto nel presentarsi agli altri, ben venga. Ma attenzione: non confondiamo l’eleganza con l’essere al centro dell’attenzione. Cosa, quest’ultima, da non invidiare affatto poiché denota un certo senso di insicurezza.
SOLDI
Invidiare le persone che hanno più denaro è stupido. Tra l’altro, se il denaro ci aiuta, spesso ci complica anche la vita. E allora viva la serenità!
ESSERE SINGLE
Perché invidiare chi è single? Forse perché lo pensi più libero? Essere accompagnati o meno è una scelta personale e non deve essere vissuta come costrizione. Rivedi allora il rapporto con il tuo partner.
SENSO PRATICO
Essere dotati di senso pratico significa riuscire a trarre il meglio anche dalle situazioni più avverse: un’ottima qualità, da migliorare piuttosto che da invidiare!
Dove vuoi andare? →
Avere un obiettivo è necessario.
Chi sa dove andare può anche condurre, dirigere, aiutare a risolvere i problemi espressi o inespressi dei propri simili.
Lao-Tzu, Il leggendario maestro dell’antica dottrina taoista, disse: “Conoscere il proprio obiettivo è sinonimo di sicurezza; solo la sicurezza porta la tranquillità; solo la tranquillità porta la pace interiore; solo la pace interiore permette ragionamenti seri e assennati; solo ragionamenti seri e assennati portano al successo”.
Qual è il modo più radicale per scansare o superare i dubbi che nascono nel chiuso della propria interiorità? Avere un obiettivo concreto e degno di essere raggiunto.
Un uomo d’affari americano in vacanza in Messico era fermo sul molo di un piccolo villaggio costiero, quando una minuscola barca con un solo pescatore a bordo si avvicinò. Nella barca c’erano alcuni tonni molto grandi e molto belli; l’americano si complimentò con il pescatore per la qualità del suo pesce e gli chiese quanto tempo c’era voluto per catturarlo.
Il messicano replicò: “Non molto, señor, sono stato fuori in mare con la mia barca solo per poche ore”.
L’americano, sorpreso, chiese: “Voi siete evidentemente un buon pescatore, e questi sono pesci molto belli; allora, perché non siete rimasto fuori più a lungo e ne avete catturati di più?”.
Il messicano rise: “Perché avrei dovuto farlo, señor? Guadagno abbastanza da mantenere me e la mia famiglia, non ho bisogno di altro pesce”.
Allora il turista chiese: “Che cosa fate, quindi, con il resto del vostro tempo?”.
Il pescatore messicano rispose: “Sono completamente libero di fare tutto quello che mi pare. Gioco con i miei bambini, faccio la siesta con mia moglie, tutte le sere vado al villaggio dove bevo vino e suono la chitarra con i miei amici. Ho una vita piena e gratificante, señor “.
Deridendolo, l’americano disse: “Ah, lei la pensa così adesso…”. Estrasse il suo biglietto da visita: “Sono laureato a Harvard in business management, e posso aiutarla. Per come la vedo io, lei dovrebbe trascorrere più tempo a pescare ogni giorno, e con i proventi dì quello che cattura potrebbe acquistare una barca più grande. Dopo qualche tempo potrebbe vendere la barca più grande e comprarne diverse, e alla fine diventare proprietario di una flotta. Avremmo bisogno di assumere più pescatori, per forza, ma non si preoccupi. Conosco la persona giusta per aiutarci a sceglierli”.
A quel punto l’americano aveva già estratto un bloc-notes ed era affaccendato con flow chart e diagrammi.
“In pochi anni”, continuò, “invece di vendere il suo pesce a un intermediario, potrebbe venderlo direttamente alle industrie di trasformazione, e alla fine aprire la sua fabbrica di inscatolamento. In quel modo, potrebbe controllare il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Ovviamente dovrà lasciare questo villaggio e trasferirsi, per esempio a Città del Messico: comprenderà, abbiamo bisogno di accrescere il suo profilo sul mercato. Da lì, probabilmente si sposterà a Los Angeles e poi a New York, dove potrà controllare il successo del suo business in espansione”.
L’americano si interruppe senza fiato, e aspettò che il pescatore esprimesse la sua gratitudine per i consigli ricevuti. Il messicano riflette: “Scusi, señor, ma quanto tempo ci vorrà per rutto questo?”.
L’americano, che ora stava lavorando con la sua calcolatrice Psion e scriveva sul suo bloc-notes, rispose: “Oh, direi qualcosa come 15 o 20 anni”.
“Ma poi, señor?”.
L’americano rise e rispose: “Ecco la parte migliore. Al momento giusto - e sarò felice di avvisarla quando sarà arrivato -potrà mettere la società sul mercato azionario, vendere le sue quote al pubblico e diventare molto ricco. Farà milioni”.
“Milioni, señor?”, chiese il pescatore, sfregandosi il mento. “E dopo tutto questo, che cosa ancora?”.
L’americano rispose: “Be’, alla fine potrà ritirarsi da uomo ricco, e scegliere esattamente la vita che desidera per lei e la sua famiglia. Per esempio, potrebbe trasferirsi in un piccolo villaggio di pescatori sulla costa. Sarà completamente libero di fare quello che vuole: potrà giocare con i suoi figli, fare la siesta con sua moglie e andare al villaggio tutte le sere, a bere vino e a suonare la chitarra con gli amici. Potrà avere una vita piena e gratificante”.
Il pescatore riflette per un momento e disse: “Grazie per i consigli, señor, ma se non le spiace credo che risparmierò i 15 anni, e resterò esattamente dove sono!”.
In che modo dobbiamo agire perché i nostri desideri possano trasformarsi in obiettivi concreti e raggiungibili?
Spesso è proprio la mancanza di concretezza e di definizione delle nostre mete ad impedirci di raggiungerle. Dobbiamo quindi chiederci che cosa sia un obiettivo.
Dedicare maggior tempo alla famiglia potrebbe essere considerato un obiettivo? Oppure è solo un desiderio?
Distinguere i desideri dagli obiettivi è alla base della nostra vita. Possiamo dire che un obiettivo è qualcosa di concreto e misurabile. Quindi, trovare più tempo libero per la famiglia è soltanto un desiderio. Perché diventi un obiettivo dovremmo specificare: “Al sabato voglio stare due ore con la mia famiglia”.
Insomma è necessario concretizzare quello che altrimenti rimarrebbe soltanto una chimera. Ogni volta che non definiamo in modo concreto e misurabile il nostro obiettivo, ci troviamo di fronte ad un vago desiderio.
Se abbiamo un obiettivo, troveremo automaticamente anche la strada per raggiungerlo. Molte persone formulano le loro aspirazioni in questo modo: “Vorrei vivere meglio”, “Vorrei avere più soldi”, o ancora “Vorrei avere successo”. Ma se non provvedono a sviluppare una definizione misurabile del risultato da raggiungere, esso rimarrà sempre un semplice desiderio.
Mai fare come quel tizio che carponi per terra sotto un lampione era tutto intento a cercare qualcosa sul terreno.
Un uomo che stava ritornando a casa a notte fonda lo incontrò e vedendolo gli chiese: “che cosa stai cercando?”. “Sto cercando le chiavi della mia casa”.
“Lascia che ti aiuti”, replicò l’uomo, e si mise subito carponi vicino al tizio, rovistando nella sporcizia sotto la luce.
Dopo qualche minuto di ricerca infruttuosa, l’uomo chiese: “Dove esattamente hai perso le chiavi?”.
Il tizio indicò dietro di lui, verso la strada buia: “Laggiù, nella mia stessa casa”.
“Allora, perché mai le stai cercando qui?”, chiese il suo compagno incredulo.
“Perché qui c’è più luce che a casa mia”, rispose il tizio.
Non fate anche voi così. Accertatevi sempre di cercare la cosa giusta nel posto giusto!
Ci sono uomini che sanno quello che vogliono e dove cercare ed altri che non lo sanno, forse perché non vogliono effettivamente niente di certo. Ci sono uomini che si accontentano di quello che hanno trovato e hanno paura di cercare altro, e ce ne sono altri che semplicemente non sanno nemmeno cosa cercare e restano dove sono pur lamentandosi.
Dennis Waitley, consulente per lo sviluppo personale degli astronauti del programma Apollo, sosteneva che l’uomo può essere prigioniero o padrone dei propri pensieri. Possiamo rassegnarci alla mediocrità, oppure sognare di conquistare lo spazio, scoprire il rimedio a una malattia terribile, aiutare i meno fortunati, creare un capolavoro artistico o musicale e, persino, cambiare la storia.
La maggior parte di noi finisce con il coincidere con ciò che pensa di sé. Quel che otteniamo è ciò che noi vediamo nel nostro pensiero.
Mario Silvano, Amministratore Unico della Silvano Consulting Srl, scrive nel suo libro “Vendita in azione” (ed. il sole 24 ore): “Nel gioco della vita, ho osservato agire sostanzialmente tre diversi tipi di personalità:
Gli spettatori. Costituiscono la maggioranza, il loro sguardo è continuamente rivolto alla vita trascorsa, evitano di entrare nell’arena per paura di essere respinti, ridicolizzati o sopraffatti. Preferiscono non mettersi in discussione, infatti non hanno paura soltanto di perdere, ma anche di vincere. La vittoria implica delle responsabilità, soprattutto quella di dare il buon esempio.
I perdenti. Sono un gruppo enorme. Sono coloro che pur vivendo relativamente nell’agio e avendo la possibilità di compiere delle scelte autonome, preferiscono replicare dei modelli: spesso si dimostrano critici verso gli altri, ma solo perché li invidiano.
I vincenti. Questa minoranza sembra ottenere senza sforzo ciò che vuole dalla vita, in modo del tutto naturale. Le persone vincenti si mettono in discussione, sia nel lavoro sia a casa, nella comunità e nella società. Fissano degli obiettivi e li raggiungono, generando un vantaggio che non è soltanto personale, ma ricade sugli altri.
Nell’ultima edizione del libro di Livio Sgarbi “Istruzioni per vincere” (Sperling & Kupfer Editori) si legge:
Stabilire degli obiettivi è fondamentale per una serie di motivi:
Indirizza il focus mentale. Quando stabiliamo con esattezza l’obiettivo che vogliamo raggiungere attiviamo il SAR del nostro cervello, che darà priorità a tutto ciò che conduce verso l’obiettivo stesso.
Aumenta la motivazione. L’idea di raggiungere la meta prefissata aumenta il desiderio di vittoria e di conseguenza la qualità dell’impegno profuso.
Sfrutta il potere dell’immaginazione creativa. Fissando gli obiettivi la mente crea subito un’immagine di noi che raggiungiamo l’obiettivo, e questo ci aiuta a sfruttare anche il potere dell’anticipazione mentale.
Rappresenta un riferimento. Nei momenti di difficoltà in cui spesso perdiamo “la bussola“, l’obiettivo rappresenta la stella polare, il riferimento verso cui muoversi anche quando il buio e la nebbia confondono le idee.
Aiuta a evitare le distrazioni. Quando abbiamo qualcosa su cui concentrare tutte le nostre risorse risulta quasi automatico non prendere in considerazione le ingerenze esterne.
Permette di monitorare il lavoro. Se conosciamo il punto finale al quale vogliamo arrivare in un determinato periodo di tempo, ci è possibile capire a che punto ci troviamo in qualsiasi momento, e di conseguenza agire in maniera appropriata.
Creare un obiettivo serve per comprendere cosa vogliamo veramente, in quanto tempo e con quali forze. Un obiettivo può essere a lungo, medio e a breve termine. Quelli a lungo termine sono quelli che vanno da un anno in su, quelli a medio termine da un mese a un anno, e quelli a breve termine si riferiscono a pochi giorni fino a un massimo di un mese.
Quando pensate ad un obiettivo fatelo senza paure, senza inibizioni o blocchi di qualsiasi genere. Chi vuole raggiungere il cielo deve volare, chi vuole rimanere con i piedi per terra deve accettare che qualcuno sia in grado di toccare le stelle. Quando fissate un obiettivo fantasticate poiché la vostra immaginazione rappresenta anche il vostro desiderio e il vostro desiderio nasconde il vostro obiettivo.
Mi è piaciuta molto la frase che dice: “E’ molto meglio puntare la freccia alla luna e colpire l’aquila, piuttosto che puntare la freccia all’aquila e colpire la roccia”.
Se vi vergognate di dire che il vostro intento è colpire la luna non aspettatevi che lei si avvicini a voi per farsi colpire. Abbiate fiducia in quello che volete. Chi mira in alto qualcosa otterrà. Chi mira ancora più in alto otterrà maggiori soddisfazioni.
Quali sono le caratteristiche che dovrà avere un obiettivo?
Sempre nel libro di Livio Sgarbi (libro che consiglio di leggere) vengono elencate quattro caratteristiche:
Specifico e misurabile. Non basta dire che vuoi abbassare i tuoi tempi nei 200 metri, devi specificare di quanto. È inutile dire che vuoi vincere di più, devi specificare che cosa e come vuoi vincere. Questo non per essere pignoli, ma per fornire alla mente un messaggio preciso. Più è preciso e più facile è per la mente costruire un’immagine definita e dettagliata della performance richiesta. Abbiamo già affrontato il tema delle immagini mentali per cui sai quanto sia importante poter visualizzare una prestazione.
Positivo. L’obiettivo deve essere formulato in positivo. Per esempio invece di dire «non devo sbagliare», ho bisogno di dire «devo fare bene». Invece di «non voglio retrocedere» è meglio «voglio totalizzare un determinato numero di punti». In sostanza devi evitare di mettere nell’obiettivo ciò che «non vuoi» e concentrarti invece su ciò che vuoi.
Definibile sulla scala dei tempi. Un obiettivo per essere efficace deve avere una scadenza. Senza scadenza ci diamo l’opportunità di posticipare il giorno della realizzazione, che alla fine non arriverà mai. Anche le bollette del telefono se non avessero una scadenza non verrebbero pagate. Sapere entro quando intendiamo raggiungere l’obiettivo aiuta il nostro sistema nervoso a orientarsi e a operare in maniera più produttiva.
Fattibile e motivante. Più l’obiettivo è ambizioso e più risulta motivante. Viceversa, quando l’obiettivo è facilmente realizzabile, risulta poco entusiasmante. Fattibile e motivante significa che devi trovare un giusto equilibrio e assicurarti che l’ambizione non superi i «livelli di guardia».
Ricordatevi sempre che per raggiungere un obiettivo implica:
costanza
determinazione
responsabilità
ottimismo
creatività
ma soprattutto per raggiungere un obiettivo bisogna chiedersi:
Perché voglio raggiungere questi obiettivi?
Quanto è importante per me raggiungere questi obiettivi?
Fatelo sempre anche quando siete convinti di non farcela. Non è facile raggiungere il successo, ma la storia ci ha insegnato che molte persone ce l’hanno fatta. Perché non dovresti farcela anche tu?
Scrivi ciò che vuoi ottenere e ricordati di scomporre i tuoi obiettivi in più micro obiettivi a medio o breve termine, in modo da fare le cose con calma e attenzione. Raggiungerai la vetta semplicemente un passo alla volta.
E non dimenticate di sognare. Sognare aiuta la costanza, la determinazione, l’ottimismo, la creatività.
Avvicinatevi ai vostri obiettivi in maniera flessibile e domandatevi come gli altri raggiungono i loro. Ma non dimenticate mai un concetto fondamentale: “Non tutto è come sembra!”. Volete un esempio?
C’era una volta un guerriero che era considerato un avversario potente e un maestro in tutte le armi, tranne l’arco. Stanco della sua carriera, egli decise di ritirarsi e di trascorrere il resto dei suoi giorni a studiare l’arte del tiro con l’arco. Scoprì un monastero dove insegnavano questa disciplina, e lì passò felicemente io anni studiando. Trascorso questo periodo, l’abate si recò da lui e gli disse: “Figlio mio, ti abbiamo insegnato tutto quello che c’era da sapere sul tiro con l’arco. È tempo che tu ci lasci”.
Con il cuore rattristato, il guerriero lasciò il monastero e per qualche tempo vagabondò da solo, finché giunse a quello che era il suo vecchio villaggio. Con sua grande sorpresa, entrando nel villaggio notò un bersaglio su un albero, con una freccia che spuntava direttamente dal centro.
“Chiunque abbia tirato quella freccia deve essere un ottimo tiratore”, disse a se stesso il guerriero.
Non era andato molto più in là quando vide un altro bersaglio, e un altro e un altro ancora, e tutti avevano una freccia nel centro.
Il guerriero decise che doveva sapere chi fosse questo arciere sorprendente, poiché poteva certamente imparare molto da lui. Si rivolse agli anziani e disse: “Chiunque sia questo tiratore, chiedetegli di incontrarmi oggi, tra un’ora. Lo aspetterò vicino al fiume all’estremità del villaggio”.
Come era prevedibile, un’ora dopo il guerriero aspettava al fiume. Tuttavia, nessuno venne, tranne una ragazzina che giocava sulla riva, che lo notò e gli si avvicinò.
“Sta aspettando qualcuno, signore?”, chiese guardandolo. Il guerriero la allontanò: “Vattene ragazzina, vai per la tua strada”.
“Ma”, continuò la ragazzina, “credevo di poterle essere utile. Vede, mi sembrava come se lei fosse in attesa di qualcuno, e mi era stato detto che anche io dovevo incontrare una persona questo pomeriggio”.
Il guerriero la guardò incredulo.
“È vero”, disse lui. “Stavo aspettando qualcuno. Sto aspettando di incontrare il più grande arciere di questo posto, colui che è responsabile di tutti i colpi perfetti che ho visto in questo villaggio”.
“Allora questo è un incontro felice”, disse la ragazzina, “perché io sono la persona che ha fatto tutti quei tiri”.
Sempre più sospettoso, l’uomo si chinò e la scrutò.
“Se mi stai dicendo la verità”, disse, “raccontami esattamente come hai fatto a fare un centro perfetto ogni volta con la tua freccia”.
“È facile”, disse la ragazzina, “punto il mio arco molto diritto, e lascio andare la freccia. Poi, ovunque cada, ci disegno intorno un bersaglio”.
La via più efficace e rapida per raggiungere i propri obiettivi →
Quali sono i motivi alla base dell’insuccesso di alcune persone?
Non riuscire a realizzarsi nel lavoro o non avere una vita di coppia soddisfacente e felice; non riuscire ad abbandonare abitudini di vita indesiderate, alimentarsi in modo sano, dimagrire, praticare più sport, condurre la propria formazione in modo continuativo, avere più sicurezza in se stessi, vivere una vita più gioiosa alla quale poter dare un senso…
E qual è invece il segreto delle persone che riescono a completare con successo tutto ciò che intraprendono?
Dipende da una predisposizione genetica oppure risultano determinanti i dogmi, i blocchi e i dubbi che ci assillano?
Come già riportato nell’articolo precedente, la condizione più importante per aver successo e raggiungere concretamente il proprio obiettivo è scegliere l’obiettivo “giusto”. Solo così è possibile acquisire una forte motivazione intrinseca che permetterà di conseguire realmente il traguardo prefissato.
Se non avete ancora letto il fascicolo informativo di 40 pagine sul metodo CreativPower®, ce lo potete tranquillamente richiedere e noi ve lo invieremo gratuitamente per posta o via e-mail.
Come procedere:
Primo passo: fatevi mostrare come sono impostati i vostri programmi in relazione all’obiettivo che vi siete posti. Ci sono dogmi che vi ostacolano? Ci sono altri impedimenti, come ad esempio dei blocchi o dei dubbi in merito? Fatevi mostrare in modo chiaro e inequivocabile che cosa si frappone tra voi e il vostro traguardo e che cosa dovete fare per liberare il vostro percorso da questo ostacolo.
Secondo passo: fatevi mostrare se per voi è possibile conseguire l’obiettivo che vi siete prefissati. Se la risposta è positiva, chiedete come fare per giungere al traguardo nel modo più rapido e con il minor dispendio di energia e tempo. Il vostro inconscio conosce la via più efficiente e quindi farvela indicare in anticipo.
Abbiate fiducia nella vostra voce interiore, nella vostra intuizione. Solo in questo modo potrete riconoscere ciò che dovrete fare per giungere direttamente al vostro traguardo.
Terzo passo: programmare il vostro obiettivo nel campo morfico. A tal proposito è necessaria da un lato la volontà di conseguire l’obiettivo - senza la quale è impossibile realizzarlo - concretizzandola con la frase: “io lo voglio!” dall’altra è necessario essere veramente convinti e credere di poter concretizzare questa intenzione e quindi: “io ci credo!”.
Per la programmazione potete utilizzare il vostro “film mentale”. Guardatevi il filmato del vostro successo e programmate quindi l’obiettivo che volete realizzare “sintonizzandolo” sul successo.
Se ad esempio vi siete posti l’obiettivo di tenere un discorso coinvolgente davanti a migliaia di spettatori, immaginatevi mentalmente sul palco, sicuri di voi stessi, fiduciosi e con un forte carisma. Ora volgetevi verso il pubblico e guardate i visi entusiasti e pieni di luce. Immaginatevi la gente che vi applaude e voi che godete di questo apprezzamento. Dopo la vostra esposizione, alcune persone che vi avvicinano, vi fanno i complimenti e voi che vi sentite al settimo cielo. Fissate infine questa sensazione, questa emozione dentro di voi in profondità.
Rivivete poi mentalmente queste immagini ogni qualvolta vi è possibile, da un minimo di 10 fino a 20 volte. Così facendo, queste emozioni e sensazioni si ancoreranno nel vostro campo morfico e potranno continuare ad agire anche durante la notte, nel sonno. Ripetete spesso queste scene nella vostra mente e quando constatate che il film non scorre in modo fluido, premete sul tasto di ritorno lasciando che questa volta la scena fluisca nel modo ottimale. Quando la sensazione di felicità sarà sufficientemente forte, non vi sarà difficile programmare il vostro successo, giorno dopo giorno. Con il tempo potrà persino accadervi di pensarci in modo completamente automatico, forse già al mattino appena svegli. In questo modo potrete programmare qualsivoglia obiettivo nella vostra vita.
La forza dell’immaginazione crea realtà! Ciò che voi immaginate, sarà anche ciò che realizzerete perché il cervello non è in grado di distinguere tra quelloche abbiamo “solamente” pensato e quello che abbiamo effettivamente vissuto.
Una delle concause del mancato raggiungimento di un obiettivo possono essere dettate dal dubbio di riuscire a realizzarlo, oppure dal fatto di rassegnarsi troppo presto. Ogni pensiero che contiene un dubbio, vi allontana di un passo dal vostro traguardo. Se poi iniziate a dubitarne fortemente, diventerà estremamente arduo se non impossibile conseguirlo.
Un aspetto non meno importante da considerarsi nel mentre ci stiamo portando verso un obiettivo, è il fatto di godere del percorso necessario per raggiungerlo…
Il metodo CreativPower® vi permette di dare un occhiata dietro alle quinte della realtà fisica per scoprire come nasce. Potete così prendere coscienza del vostro processo creativo e di come ognuno di voi abbia la possibilità di dar forma alla propria realtà individuale, in modo tale da conseguire l’obiettivo prefissato.
Come aumentare la tua autostima e diventare finalmente costante negli appuntamenti di Fitness conquistando una vita migliore →
Ciao!
Come sarebbe se tu potessi finalmente porre fine alla paura di non essere costante nel rispettare i tuoi appuntamenti di Benessere e di Fitness?
Sarai d’accordo con me nel considerare i tuoi 2 o più appuntamenti da dedicare settimanalmente al movimento, al divertimento e alla salute, una responsabilità importante per il tuo benessere. Sarai anche d’accordo che oltre ad essere una esperienza positiva per la tua vitalità e il tuo umore, l’allenamento regolare è al tempo stesso abbastanza difficile da svolgere con continuità e tenacia, ma …
Come pensi sarebbe la tua vita se tu finalmente riuscissi a gestire tutti i tuoi benefici ed energizzanti appuntamenti di Fitness con scioltezza, disinvoltura, naturalezza e facilità?
Devi sapere che uno dei più grandi ostacoli alla pratica costante dell’allenamento ( sia per i maschi che per le femmine), è la tendenza a “PROCASTINARE”. Cioè generalmente tendi a rimandare questa rilevante e positiva esperienza di benessere, sostituendola con un altro impegno molto meno benefico per la tua salute.
Infatti ti sarà capitato almeno una volta di sentire una voce dentro di te che ti dice…
* Si dai, vado domani! Oggi accompagno la mamma a fare shopping…
* Se entro oggi non mi sbrigo a pagare quelle bollette, rischio di combinare un guaio. Meglio che mi alleni domani..
* Ahh questo week end è stato divertente ma stancante! Si è meglio che mi alleni dopo domani perché devo ancora disfare le valige e poi…
Ed ecco che una parte di te, in modo consapevole o inconsapevole, tende a PROCASTINARE la tua piacevole esperienza di fitness, sostituendola con qualcosa di più noioso e monotono .
Adesso pensa all’immagine di una persona che salta piena di energia e protende le mani come se toccasse il cielo in una splendida e luminosa giornata di sole. Cosa ti suscita? Quali sensazioni stai provando?
E perché non sentirti anche tu così. Hai tutte le abilità per farlo e per esserlo! E la buona notizia è che lo puoi fare sempre!
Si lo so che è facile a dirsi e molto meno a farsi, ma per te esistono incredibili risorse in grado di farti sentire sempre più felice, energico, motivato e costante. Riuscirai facilmente ad accorgerti in questo modo, sconfiggendo così la tua tendenza a procrastinare la positiva e benefica esperienza di Fitness, con qualcosa di diverso e di molto più superficiale per la tua felicità.
Hai mai pensato che anche tu ( come me e come del resto tutte le altre persone ) possiedi un’abilità veramente magica: hai il potere di sognare e di materializzare tutti i tuoi desideri!
Esiste un processo che ti permette di sentirti semplicemente al meglio ogni volta che lo vuoi, e che non costa assolutamente niente, né soldi né tantomeno fatiche. Un sistema che puoi utilizzare con successo in ogni ambito della tua vita: dalla gestione delle tue positive esperienze di fitness, agli appuntamenti di lavoro, dalla sfera privata, al tuo desiderio di carriera.
Questo processo consiste nel pensare a come e a quanto vuoi sentirti al tuo meglio più assoluto e a farlo tanto intensamente da chiudere gli occhi, amplificando tutte le sensazioni che stai provando all’interno del tuo organismo. Ecco, noto la positività del tuo pensiero e lo sto vedendo per il semplice fatto che hai quell’evidente sorriso sul tuo volto, per ciò che sei riuscito a immaginare.
Infatti ti senti magicamente energico, vitale, frizzante, ottimista, sereno, divertente e felice. E la cosa fantastica è che questo era solo il tuo primo pensiero!
Incredibile! La prima immagine che hai evocato sotto alle tue palpebre ti ha già fatto sentire meglio, e me ne accorgo perchè stai sorridendo. Cerca adesso di migliorare l’immagine di quello che hai pensato, dandogli più colore, maggiore dimensioni, più luminosità, più calore, inserendo la tua musica preferita, circondandoti delle persone che adori di più. E prova a rendere questa immagine un film proiettato su uno schermo gigantesco, in una piacevole serata d’estate. Ed ecco che il tuo film adesso inizia! E’ il film di quando ti senti al tuo meglio più assoluto, circondato dalle persone che contribuiscono alla tua felicità e che condividono con te le esperienze più belle della tua vita. Il film dove tu sei il protagonista, brillante, solare, vitale, energico, smagliante, divertente, intrigante proprio come lo è il tuo attore preferito!
Hai visto come e quanto è semplice sentirti al tuo meglio più assoluto?
Ti sto vedendo sempre più felice, e con un sorriso ancor più grande e luminoso di quello che ho visto prima. E per di più vedo che il tuo buon umore si è amplificato! Infatti ti senti talmente bene che hai appena cambiato postura e hai allentato quelle poche tensioni muscolari che ti erano rimaste!
Fantastico, vero?
Adesso sai che ogni volta che ti trovi di fronte alla decisione di scegliere e sei li costretto ed influenzato da quella tua vocina interiore che ti dice…
A) No devi andare a pagare quella bolletta, altrimenti combini un guaio..ti allenerai domani…
B) Prima devi andare fare la spesa e poi se ti rimane tempo, provi a passare dalla palestra a fare qualcosa di improvvisato, altrimenti vorrà dire che andrai domani…
C) Puoi sentirti al meglio e inondare la tua giornata di buon umore, felicità, piacere e ottimismo andando a vivere la piacevole e benefica esperienza di allenarti. E puoi così riscoprire la migliore persona a cui tieni di più: te stesso al tuo meglio più assoluto!
Hai tutta la libertà di scegliere quale voce ti fa sentire al meglio, sicuro e felice!
Ed ecco qui il segreto!
Adesso che sai cosa fare, come farlo e quando farlo, l’importante è cominciare adesso a farlo!
Sai, ti apprezzo molto! E uno dei motivi per cui apprezzo te e tutte le altre persone che leggono i miei articoli su questo Blog e perché sei interessato al tuo miglioramento e vuoi realmente aprire le porte del benessere e della vitalità alla tua vita. So per questo che hai una incredibile intelligenza e una grande forza interiore che ti permette di decidere sempre al meglio, per te e per la vita delle persone che ti sono più care.
E proprio per questo sia io, come del resto i tuoi amici, sappiamo di poter contare sul tuo aiuto e sulla tua disponibilità e sulla tua generosità!
Adesso che ti conosco come una persona davvero migliore, so che quando avevi il problema di decidere facilmente e la tendenza a procrastinare la tua piacevole esperienza d Fitness e di benessere lo facevi per motivi banali. Motivi che alla fine non ti riguardavano neanche e che erano troppo spesso la proiezione di compiti e di responsabilità delegate da altri.
Adesso che sei molto più sicuro, stabile, centrato, forte e tenace e che sai di poter usare abilmente la tua mente per sentirti sempre al meglio, io come tutte le persone che ti circondano, ti guardiamo con profonda ammirazione. Con tutta l’ammirazione, la stima, il rispetto e la fiducia di saperti finalmente felice e fortunatamente al meglio delle tue incredibili capacità.
Sei grande!
E proprio perché lo sei in tutto e per tutto, compresa la tua inesauribile generosità, so per certo che lascerai il tuo commento alla fine di questo Post, perché vuoi aiutare tante altre persone a migliorare la loro vita proprio come hai fatto anche oggi e come fai sempre tu!
Quindi lascia adesso la tua positiva opinione o la tua storia. Noi la prenderemo come un sincero esempio di miglioramento e di positivo sviluppo personale!
A presto,
Dr. Alberto Facchielli
Impara ad usare la forza che c'è in te →
Impara ad usare la forza che che c’è in te
Vuoi veramente cominciare ad imparare AD USARE la forza che è in te?
Può essere molto utile tenere un diario o un blocco nel quale segnare gli aspetti che colpiscono, i punti che si intende usare, le esercitazioni ecc. per questo motivo farò spesso riferimento al vostro diario.
Una delle cose che fanno da comune denominatore nell’ottimizzazione della tua crescita personale e dei risultati è creare la situazione adatta per ottenere quello che vuoi. questo è legato a diversi fattori molto importanti che sono:
Tutti noi sappiamo esattamente cosa sia lo stato emotivo migliore in funzione di un dato evento od obiettivo. Questo perché tutti noi abbiamo provato l’emozione di fare qualcosa che ci entusiasmava completamente possa essere il primo appuntamento con la persona amata o la giusta promozione ricevuta dopo un anno di scuola. Forse nel tuo lavoro hai risolto, con la tua ingegnosità, un problema che era diventato per te una sfida e uno stimolo per migliorarti.Spesso però le nostre convinzioni possono ostacolare questo stato inducendo, al suo posto, quello che vogliamo definire stato PASSIVO. Ho volutamente usato questo termine: PASSIVA è quella persona che si sente impotente di fronte agli eventi della vita e pensa di non poter fare nulla per cambiare la situazione. PASSIVA è quella persona che pensa: questo corso di crescita personale (o qualsiasi altro corso o libro) in realtà non mi dice niente di nuovo e quindi non mi serve a niente!
In realtà scoprirai che non c’è limite ai cambiamenti e alla crescita che puoi ottenere.Sperimenterai il potere del controllo della tua vita!
Non sottovalutare il potere che è in te!
Immagina che qualcuno ti chieda di prendergli un piccolo oggetto in casa. La prima cosa che sicuramente farai sarà quella di chiedergli dove si trova esattamente questo oggetto.
In questo momento ti stai introducendo al concetto di Obiettivo ben formato. La nostra mente, se sa esattamente cosa fare, è in grado di darci tutte le risorse di cui dispone per farci ottenere quello che vogliamo.
Cosa vuoi? Essere felice? Vuoi diventare ricco?
Supponiamo che questa sia la tua risposta, ma cosa vuol dire essere felice?
Cosa ci deve essere perché tu sia felice?
Avere come obiettivo “essere felice” è come partire per un viaggio senza meta!Dire: voglio “essere felice “ è un obiettivo mal formato perché è troppo vago per permetterti di raggiungerlo.Devi conoscere bene quello che cerchi, ma ritorniamo al nostro esempio:
La felicità è qualcosa da raggiungere o uno stato determinato dalle tue convinzioni in merito?
Che cosa deve realmente accadere perché vi sentiate soddisfatti?
In realtà non deve accadere proprio nulla! Se guadagnate un sacco di soldi, non sono quei soldi a rendervi felici ma la vostra regola personale che vi dice: “sarò felice quando guadagnerò un sacco di soldi “. Quando avviene proprio questo allora provate la sensazione di piacere che chiamate felicità.Con l’aiuto di approfonditi studi mi resi conto che finchè la nostra felicità dipende da qualcosa che sfugge al nostro controllo proveremo sempre insoddisfazione.Pensateci: cosa succederebbe se tu decidessi che qualsiasi cosa succeda, nella tua vita, la apprezzerai alla massima espressione perché è la tua vita e questo è il tuo momento perché stai vivendo ora?
SI LA FELICITA’ E’ UNO STATO NON UNA META! NON PUOI RAGGIUNGERE QUALCOSA CHE E’ UNA PURA SCELTA PERSONALE.A questo punto stabiliamo qualche punto di riferimento:
PRIMO OBIETTIVO:
CONOSCI MEGLIO TE STESSO/A.
RENDI FAMIGLIARE LA CAPACITA’ DI PRODURRE ALTERNATIVE.
Da domani mattina prova questo programma. Alzandoti dici ad alta voce tre volte la frase:
Questa è una nuova giornata della Mia vita e mi rallegrerò in essa. Non ci sarà nulla che mi impedirà di godere di ogni singolo secondo della Mia giornata che mi è stato concesso di vivere.
(SE VUOI PERSONALIZZA LA FRASE)
Da domani sera, prima di addormentarti, prendi il tuo diario e segna quello che hai imparato di nuovo oggi, su te stesso/a e gli altri.
Usa in ogni occasione la tecnica proposta nelle lezioni per casa della prima lezione e osserva come cambia il tuo pensiero e le tue emozioni quando adotti modi alternativi di pensare nell’affrontare i problemi e i fatti quotidiani.
Qual è la differenza tra una persona che ha successo in quello che fa e una persona mediocre? Sicuramente sapere cosa vuole e perseguire quell’obiettivo finchè non l’ha raggiunto. Se tu sai esattamente quello che vuoi ma non hai la costanza per perseguirlo non raggiungerai mai quell’obiettivo.4. Qual è il vostro rapporto con il tempo?
Innanzitutto stabiliamo cosa intendiamo con questa definizione. Possiamo infatti definire almeno due parametri fondamentali:
1) La quantità di tempo dedicata. (per esempio su base giornaliera)
2) La costanza che è la capacità di prodigarsi nel tempo con determinazione per ottenere un fine, continuando finchè non si è raggiunto tale fine.
Domanda:
1) Quanto tempo passa prima che tu ti arrenda?
Ogni uno di noi spesso inconsciamente ha ben sviluppato la convinzione che se in un tempo X, da lui stabilito, non riesce a fare una data cosa smette di perseguire tale obiettivo. Perché?
Anche se potrebbe essere fatto un corso affrontando solo questo aspetto analizziamo qualche punto fondamentale che può tornarci utile.
Immaginate di voler preparare le lasagne alla bolognese esattamente come prevede la tradizione culinaria originale di questo piatto. A questo punto, invece di rispettare la ricetta, cominciate a mettere gli ingredienti in quantità casuali e al punto della cottura ancora una volta scegliete un tempo sbagliato. Pensate che piacerà questa pietanza ai malaugurati commensali? Qualsiasi sia la risposta non potremmo certo pensare di avere realizzato l’obiettivo fissato all’inizio e molto probabilmente penseremo di non essere tagliati per l’arte culinaria. Da questo esempio possiamo isolare due importanti punti.Un obiettivo per essere raggiunto richiede un metodo preciso e un tempo sufficientemente lungo. Se non raggiungiamo l’obiettivo fissato possiamo lavorare sul metodo e sul tempo. Arrendersi è solo un modo per limitare le vostre aspettative invece di espandere la vostra creatività.2) Pensi di avere troppo poco tempo per fare qualcosa di nuovo?
Immagina che, da oggi, tu decida di dedicare 15 minuti al giorno allo studio e all’applicazione di questo corso di crescita personale.Sai cosa sono 15 minuti su una giornata? Corrisponde più o meno all’1% di una giornata di 24 ore. Tra un mese però avrai dedicato il tempo sufficiente per rendere famigliari quelle nuove abitudini che sono alla base del tuo sviluppo personale.Vedi non serve molto tempo! La costanza diventa una forza enorme anche se pensate di avere troppi impegni!
Fissare un momento preciso della giornata può essere molto utile,
per esempio 15 minuti la sera prima di dormire oppure la mattina appena ti sei svegliato/a, in questo modo hai un riferimento preciso che ti permetterà di essere costante.
15 MINUTI AL GIORNO DEDICATI AL MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VOSTRA VITA!
La costanza per essere tale deve andare a braccetto con la fiducia che puoi perseguire un certo obiettivo. Se non hai fiducia che ce la farai o se non ci credi smetterai di essere costante e perderai l’obiettivo.Quindi, per continuare a comporre il nostro mosaico, possiamo dire, ripetendo le parole del paragrafo precedente, che un obiettivo per essere raggiunto richiede un metodo preciso e un tempo sufficientemente lungo. Se non raggiungiamo l’obiettivo fissato possiamo lavorare sul metodo , sul tempo e sulla nostre convinzioni che determinano la nostra fiducia e il nostro grado di arrendevolezza.
Chi più chi meno tutti prima o poi abbiamo fatto qualche forma di attività fisica e sappiamo esattamente cosa succede al nostro corpo quando noi ci alleniamo. Sicuramente all’inizio non si è in grado di fare gli stessi esercizi che fa un sportivo esperto, ma con l’allenamento graduale si diventa in grado di ottenere risultati che prima si credevano impensabili.
RISULTATI MISURABILI DA SUBITO!
Immaginate di andare a pescare in un bellissimo lago di montagna, il sole attraversa con i suoi raggi il bosco dando al paesaggio una dimensione surreale, la dolce brezza che vi accarezza è frizzante e riempie i vostri polmoni dandovi energia. Iniziate a pescare e dopo qualche tentativo cominciate a pensare che forse non è la vostra giornata, a questo punto cominciate a non apprezzare più quel meraviglioso paesaggio e siete delusi perché non avete pescato come speravate.
Una lampadina nella vostra testa riaccende la fiducia dicendovi che vale la pena ritentare forse spostandosi in un altro posto del lago o cambiando tecnica. Ebbene si! I vostri sforzi sono premiati da un’ottima pesca.Avere la consapevolezza di fare qualcosa ottenendo il risultato per il quale la fate è fondamentale. Questo breve racconto illustra molto bene
questo fatto! In effetti anche quando, apparentemente, non fate niente state facendo qualcosa. Forse vi state riposando o vi state dedicando al vostro passatempo preferito.
C’è uno stato di inattività molto dannoso!Questo è lo stato di impotenza derivante dalla convinzione che non state ottenendo nulla, gli eventi si susseguono attorno a voi incontrollabili e voi potete solo accettare le circostanze che, pensate, vi siano imposte.
Nel racconto che ha introdotto questo capitolo un fattore determinante, del cambiamento delle circostanze è stato il cambiamento di atteggiamento.
Qual è, allora in questo racconto il risultato misurabile?
Pensavate che fosse la pesca abbondante? Questa, però, è una conseguenza di qualcosa di ben più importante: la capacità di cambiare atteggiamento, di creare nuove risorse e di sperimentare nuove alternative!
Quindi se domani un vostro collega vi fa un’osservazione che non vi piace e voi, invece di reagire come sempre, lo ringraziate del consiglio e chiedete altri particolari su quello che vi ha detto, questo, cari amici, è un RISULTATO MISURABILE DA SUBITO.Se oggi, al termine di questa lezione vi prendete il tempo di segnare, su un diario, i punti per voi importanti, quello che intendete fare e lo fate, questo è un RISULTATO MISURABILE DA SUBITO.
Se oggi, al termine di questa lezione, sfruttate tutti gli strumenti di feedback creati appositamente per voi e che faranno di questo corso il vostro corso perché voi volete sfruttare questa opportunità di crescita, questo è un RISULTATO MISURABILE DA SUBITO.
Una persona costante è una persona capace di perseguire esattamente l’obiettivo che si è posto, inducendo uno stato emotivo adatto alla situazione. Questa persona ha la certezza che, avendo chiaro in mente quello che vuole sa elaborare gli strumenti ideali per conseguire tale scopo attingendo energie dalle piccole vittorie giornaliere che si è posto e ha raggiunto. Questi veri e propri atti di volontà o valutazioni consapevoli di agire in sintonia con il proprio obiettivo lo motivano a continuare facendolo crescere come persona perché si conosce meglio, conosce le sue doti sapendosi reinventare in modo creativo e positivo.
Prenditi dieci minuti del tuo tempo e fa in modo che non ci siano interferenze esterne
Da questa lezione cominciamo a lavorare su noi stessi con entusiasmo e intensità.
Usa un blocco o un diario, che terrai solo per questo corso. Quando annoti qualcosa metti la data, ti servirà durante la consultazione.
Buona continuazione!
Rispondi prima alle seguenti domande:
1)Pensa, potrai mai fare una cosa se credi che non riuscirai mai a farla?
2)Fino a quanto il fatto di non riuscirci è collegato all’idea che non ce la farai?
3)Le tue aspettative sulla vita da cosa sono condizionate?
4)Stai subendo la vita o ti stai creando la tua vita?
STABILIAMO UN OBIETTIVO!
PRIMO OBIETTIVO:
CONOSCI MEGLIO TE STESSO/A.
RENDI FAMIGLIARE LA CAPACITA’ DI PRODURRE ALTERNATIVE.
Da domani mattina prova questo programma. Alzandoti dici ad alta voce tre volte la frase:
Questa è una nuova giornata della Mia vita e mi rallegrerò in essa. Non ci sarà nulla che mi impedirà di godere di ogni singolo secondo della Mia giornata che mi è stata concessa di vivere.
(SE VUOI PERSONALIZZA LA FRASE)
10 esercizi per aumentare l'autostima →
Eccoti allora 10 tecniche pratiche per aumentare la tua autostima.
Preparati. Il tuo livello di autostima è direttamente proporzionale al tuo livello di preparazione. Pensa agli esami/verifiche/test che hai affrontato nella tua vita. Esserti preparato ha innescato nel tuo cervello un circolo virtuoso molto interessante: + preparazione = + autostima = + successo = + autostima… e così via. Indovina un po’?! Questo non vale solo a scuola, la vita è un esame continuo: studia ed esercitati quotidianamente nei campi in cui vuoi eccellere.
Ripensa i tuoi pensieri. A volte sappiamo essere i peggiori nemici di noi stessi. I pensieri negativi possono letteralmente distruggere la tua autostima. Continuare a ripeterti frasi come “non sono all’altezza”, “non ci riesco”, “non sono capace” è un modo per la tua psiche di creare delle scappatoie quando hai paura di affrontare qualcosa. Queste scuse non ti aiutano: diventa consapevole di questi pensieri negativi e sostituiscili sistematicamente con pensieri positivi come “ho già affrontato __________ , posso affrontare anche questo”, “ho ottenuto _________ , posso raggiungere anche questo obiettivo”. E non venirmi a raccontare che non hai mai raggiunto un obiettivo nella tua vita: stai leggendo questo articolo, quindi sei migliore di 6 milioni di italiani totalmente analfabeti!
Cura il tuo aspetto. Una bella doccia, la barba in ordine (la depilazione per le signorine), i tuoi vestiti migliori e… boom! l’autostima aumenta immediatamente. L’immagine che abbiamo di noi stessi ha un impatto determinante sulla nostra autostima: questa immagine non è immutabile e curando quotidianamente il nostro aspetto possiamo migliorarla, migliorando la nostra autostima.
Fai esercizio fisico. Quando ti senti in forma con te stesso la tua autostima raggiunge un picco. Senti che stai facendo qualcosa di buono per te e le endorfine fanno il resto. Approfitta dell’inizio del nuovo anno per abituarti a fare sport.
Conosci te stesso. Sun Tzu nell’Arte della Guerra dice: “Conosci te stesso e vincerai tutte le battaglie”. La carenza di autostima è generalmente legata ad una cattiva considerazione che abbiamo di noi stessi. La domanda è: questa cattiva considerazione è giustificata? Se non conosciamo realmente noi stessi, quali sono i nostri difetti e quali sono le nostre qualità, non potremo mai saperlo. Abituati a tenere un diario giornaliero: appunta i tuoi pensieri ricorrenti, registra le tue piccole vittorie, scrivi cosa è andato bene e cosa è andato male durante il giorno. Questo piccolo esercizio ti aiuterà ad avere un’immagine più oggettiva di te stesso e probabilmente una migliore autostima.
Aiuta qualcuno che non conosci. Aiutare uno sconosciuto non solo ci rende immediatamente più felici, ma è anche un ottimo antidoto per la mancanza di autostima. Sentire di contribuire sinceramente al benessere di un’altra persona ti fa sentire bene e migliora la percezione che hai di te stesso. Provare per credere.
Sorridi. Il sorriso è il nostro miglior biglietto da visita. Un bel sorriso semplice, spontaneo, cordiale è il modo più diretto ed efficace per dire a te e agli altri: “hei, sono sicuro di me stesso e tutto andrà alla grande!”.
Parla lentamente. E… s… a… t… t… o… parlare lentamente ti aiuta ad accrescere la tua autostima. Come?! Parlare con lentezza e determinazione cambia il modo in cui gli altri ti percepiscono e contribuisce a migliorare la tua immagine. Hai mai seguito un discorso di Barack Obama? Le persone che hanno autorevolezza parlano lentamente e con chiarezza. In fondo un tentativo non costa nulla (Ps. non esagerare!).
Impara a dire no. Sapere dire No quando serve è una dimostrazione di grande autorevolezza. Sopratutto in ambito lavorativo, dire qualche No può aiutarti ad affermare le tue posizioni e di conseguenza accrescere la stima che hai di te stesso.
Fissa un piccolo obiettivo e raggiungilo. Le nostre vittorie influenzano la considerazione che abbiamo di noi stessi. Punta alle stelle, ma inizia con piccoli passi. Fissa un piccolo traguardo che puoi raggiungere oggi stesso. Ogni piccola vittoria che otterrai accrescerà il tuo senso di autostima e ti permetterà di scalare vette sempre più sfidanti.
Come diventare determinati →
Anche se può sembrare banale dirlo la determinazione è la chiave del successo. In ogni campo (lavoro, amore, amicizie, ecc.) chi riesce a focalizzare il proprio obiettivo con lucidità e decisione è molto probabile che lo riesca a raggiungere.
Prima ancora di essere intelligenti, belli, valenti, abili (ecc.) è importante avere il coraggio di stabilire il proprio obiettivo e se necessario sacrificare ogni cosa per raggiungerlo; chi è disposto a tutto pur di conseguire un risultato è quasi certo che riuscirà a coronare gran parte dei propri sogni.
Naturalmente esistono modi migliori e modi peggiori di essere determinati, ebbene in questa trattazione analizzeremo alcuni tra quelli che ci permetteranno di incanalare la nostra “energia” verso il successo:
Focalizzare - Dobbiamo sapere esattamente che cosa vogliamo, dobbiamo imparare a visualizzarlo davanti a noi in qualsiasi momento ma non come peso: come sfida.
Avere tenacia - Non deve esistere una via o una soluzione (rischiosa o tanto meno facile da praticare) che conosciamo e che non tenteremo di intraprendere.
Avere fiducia - Tutti i percorsi seguiti da un essere umano li possiamo seguire anche noi, anzi, talvolta possiamo tracciare nuovi sentieri; se nessuno ci aiuta possiamo fare da soli.
Forza d’animo - Non sono gli altri a doverci sostenere, siamo noi che dobbiamo e possiamo sostenere gli altri: questo ci gratificherà e farà di noi esseri più forti.
Coraggio - In tutti i campi abbiamo sempre due possibilità: perdere con certezza (senza tentare o rischiare di commettere errori) e l’altra, l’unica che può portare al successo (quale scegliamo?).
Responsabilità - Se falliremo sarà solo colpa nostra ma non della nostra inevitabile limitatezza bensì degli errori che avremmo potuto evitare e che da lì in poi eviteremo.
Esperienza - Ogni errore è una manna dal cielo, una colata di metallo che ci rende più forti e preparati, una grande occasione per migliorarsi e non prendersi troppo sul serio.
Riflettere - In ogni esperienza divideremo le cose maggiormente positive da quelle negative, ripeteremo le prime ed escluderemo le seconde, di questo passo non potremo che avvicinarci al successo.
Giudizi - I giudizi esterni vanno sottoposti ad analisi ma non ci devono toccare dentro: nessuno ci inviterà mai a diventare migliori di se stesso ma soprattutto nessuno (amico o nemico) conosce i nostri limiti e potenzialità come noi stessi.
Orgoglio - L’orgoglio è stupidità, manteniamo la dignità ed eliminiamo questo nemico del nostro successo: non è grande chi rinuncia per orgoglio, è grande chi resta nonostante le avversità.
Futuro - Non dobbiamo sperare nel futuro ma volere nel presente; il futuro è un’incognita: non temiamola e apprezziamone anzi la varietà (che vita sarebbe senza novità?).
Passato - Non ci dobbiamo mai accontentare, dobbiamo però apprezzare le cose belle che abbiamo avuto e vissuto nel passato, momenti che nessuno potrà mai sottrarci e che ogni volta che riporteremo alla mente sorrideremo (si sorrideremo e non piangeremo).
Presente - Viviamo ora e non nel passato o nel futuro, potremmo morire domani e aver sprecato anni a sperare di toccare qualcosa che per definizione non arriva mai; se abbiamo anche solo una vaga idea di cosa si deve fare: agiamo, ora subito.
Capovolgersi - Se non riusciamo con metodi e mezzi simili tra loro dobbiamo capovolgere il nostro modo di vedere le cose, capovolgere le nostre tecniche e se necessario noi stessi.
Ottimismo - Il mondo non è nè negativo nè positivo, siamo noi ad operare la differenza sul nostro stato d’animo; possiamo scegliere: dobbiamo imparare a sorridere, non importa quanto sforzo ci costerà (concentriamoci su qualcosa di davvero comico, stupendo, divertente, ridicolo, ecc.).
Iniziare e finire - In generale tutto ciò che iniziamo deve giungere ad un termine prima di occuparci di altro (iniziare mille progetti non può che danneggiarci, non ne ultimeremmo neppure uno).
Quale via? - La via giusta non è mai quella più semplice bensì quella che ci porterà maggiori risultati rispetto a ciò che vogliamo.
Agire - Riflettere è giusto ma per avere partita vinta dobbiamo passare molto più tempo ad agire che a pensare, ad agire che aspettare (non esistono momenti migliori: il momento è adesso!); dobbiamo avere come parola d’ordine: agire, organizzare, aiutare.
Stiliamo un elenco di tutte le cose che vogliamo dalla nostra vita (belle, grandi, facili, difficili, ecc. - es. un’auto decappottabile, un lavoro più gratificante, 3 uova, una casa più ordinata, un orsacchiotto, amore, ecc.), facciamolo con tutta la calma necessaria. A questi desideri aggiungiamo ora piccole e grandi cose di cui pensiamo di aver bisogno (sia nell’immediato che nel lungo periodo - es. una lampada nuova, un’assicurazione, una biro rossa, un nuovo amico, ecc.). Facciamo la stessa cosa con i nostri problemi: elenchiamoli tutti senza vergogna o timore (anche se ci sembrano irrilevanti), la lista è solo nostra (debiti, linea, mancanze d’affetto, dolori, cause, danni, ecc.).
Può sembrare facile ma non lo è, dovremo forzarci a tutti i costi, trasferire su carta ogni cosa, niente deve rimanere nella nostra mente censurato, sottovalutato o dimenticato.
Fatto questo (solo dopo aver fatto una lista completa!) eliminiamo dal nostro lungo elenco ciò che ci sembra superfluo, tutte quelle cose a cui possiamo rinunciare perchè indifferenti o scarsamente rilevanti alla nostra utilità o alla nostra felicità. Ora, con la massima serietà e su un altro foglio, elenchiamo dettagliatamente tutto quello che dovremo fare per raggiungere ciascuno degli obiettivi rimasti (cambiare lavoro, avere un’idea nuova, tagliarci i capelli, perdere peso, andare in un luogo, fare una telefonata, riallacciare un rapporto, ecc.).
A questo punto abbiamo una tipica “TODO list”: una lista di cose da fare per raggiungere ciò che nella vita e nell’immediato dobbiamo fare per stare bene. Cosa dobbiamo fare ora? Prendere il primo elemento della lista e impiegarci con determinazione nel risolverlo. Spuntato il primo procediamo via via con tutti gli altri; naturalmente se uno di questi necessita tempo per essere risolto avviamolo e nel rimanente tempo occupiamoci dei punti successivi. Ogni volta che sciogliamo un punto tiriamo una riga sulla voce corrispondente.
Aggiorniamo la lista almeno settimanalmente e teniamola sempre, sempre di fronte a noi (sul comodino, di fianco al PC, sul frigorifero, ecc.). Vietato coprirla. Dedichiamo solo qualche minuto al suo aggiornamento ma non lasciamole sfuggire nulla: nè cose belle, nè cose brutte (idee, timori, ecc.).
Pian piano le risolveremo tutte, ci accorgeremo di focalizzare sempre meglio cosa serve e cosa no, di saper raggiungere degli obiettivi e di poter fare continui progressi
Quante volte ti è accaduto?
Conosci le lagne, i sabotatori, gli specchietti retrovisori, i ladri di sogni e i burattinai?
Ne ho parlato in modo approfodito in “Crea la Vita come Tu la Vuoi“.
Si, gli specchietti retrovisori, non quelli delle macchine però. Gli specchietti retrovisori sono quelle persone che ti ricordano costantemente il passato (e se parlo di passato non intendo certo il giorno della tua prima comunione).
Capita, ci sono, a tutti i livelli.
Se hai un progetto in mente: non è il momento giusto, il mercato è saturo, non sei all’altezza, non hai la struttura giusta, ti ricordi quella volta che…
Se stai facendo di tutto per rimetterti in gioco: se fosse una buona idea lo avrebbero fatto già altre persone, il 95% delle aziende fallisce entro i primi 2 anni, occhio, stai con i piedi per terra.
Ovviamente non sempre è così. Devo dire che oggi sono circondato da persone persone potenzianti (perchè ho scelto di farlo), che incoraggiano piuttosto che allontanare. Ma ecco che, appunto, ci vuole una scelta.
Le persone di quelle 5 categorie si infiltrano, come fossero agenti speciali! Mi sembra di sentirli: “sabotatore a specchietto retrovisore, mi senti?” - “forte e chiaro sabotatore!” - “ok, attacchiamo, adesso!“.
Chi sono? Ma soprattutto: chi sono per dire a te “non puoi!”?
Ma ci hai mai pensato veramente?
I giudizi degli altri ci toccano, è anche normale. Conseguenza della riprova sociale e dell’ignoranza collettiva.
In mancanza di un modello comportamentale, infatti, tendiamo ad assumere lo stesso comportamento di chi abbiamo intorno (ritenendolo inconsciamente corretto). In “Crea la Vita come Tu la Vuoi” parlo del classico esempio della persona sdraiata a terra: chi è?
Prova a pensarci: cammini e vedi una persona sdraiata a terra. La primissima cosa che fai qual è? Ti guardi intorno, certo. Vero?
Potrebbe essere un ubriaco o una persona che sta male. Allora ti guardi intorno: cosa stanno facendo gli altri?
Ed ecco generalmente come reagisci, facendo quello che fanno gli altri che, senza saperlo, stanno facendo la stessa cosa.
Come quando capita di sentire qualcuno che dice: “c’erano tante persone intorno e nessuno ha mosso un dito“. Credi veramente che le persone siano così cattive? Io non credo, al contrario. Semplicemente in quei casi sarebbe bastato che una persona fosse intervenuta e tutti gli altri l’avrebbero seguita. Ecco la riprova sociale, ecco il fenomeno dell’ignoranza collettiva (non l’ho inventato io, è un fenomeno conosciuto in sociologia e ampiamente spiegato).
Ecco perchè i giudizi degli altri fanno male. In mancanza di un modello comportamentale crediamo che quello assunto da altri sia quello giusto (inconsciamente ovviamente).
Questo accade solo, però, in coincidenza con un’altra condizione: quella nella quale tu non hai il controllo.
Tu ce l’hai il controllo? E’ la fase cruciale, la più importante, non a caso il primo passo di “Crea la Vita come Tu la Vuoi 2″ - Sali al Tuo Livello Superiore.
Se non hai il controllo continui a permettergli di farti del male.
Per quanto tempo hai ancora hai deciso di permetterglielo tu?
Quante volte un tuo progetto, una tua iniziativa, una tua idea è stata bloccata o quantomeno rallentata dal giudizio degli altri?
“Quando le persone non sanno fare qualcosa lo dicono a te che non la sai fare“, come dice Will Smith in questa bellissima scena tratta dal film “Alla Ricerca della Felicità”.
Se vuoi qualcosa vai e inseguila. Punto!
Ho approfittato per recuperare da piuchepuoi alcuni articoli molto interessanti che possono aiutarti a riprendere il controllo e il potere personale (e aiutare gli altri a fare la stessa cosa):
- La tua leva più importante: credi in te stesso (Pasquale Foglia)
- Bambini e bisogno d’importanza: scopri come
risolvere la maggior parte delle situazioni (Mattia Lualdi)
- I sogni: la vera energia della vita (Dott. Claudio Pagliara)
- Lo Sciamanesimo di Valentino Rossi e Mike Bongiorno (Mattia Lualdi)
Chi sono loro per dirti non puoi farlo?
Quando hai un progetto in mente, quando hai un sogno, devi proteggerlo.
Non ti dicono che non puoi farcela perchè tu non puoi farcela, ma perchè loro non possono farcela o perchè non vedono quello che vedi tu.
Non lasciare che mandino all’aria la tua motivazione, la tua autostima.
Che mandino all’aria i loro di progetti, non i tuoi!
Non permetterglielo cavolo! Punto!
Il perdono →
Vita di coppia Affettività e Sessualità nella coppia CRONACA CULTURA ECONOMIA HIGH TECH POLITICA SCIENZA & SALUTE SPETTACOLI SPORT & MOTORI STYLE TEMPO LIBERO Post: « Precedente | Home | Successivo »
Ago 06
9Il perdono
Pubblicato da Giuliana Proietti alle 18:24 in Psicologia, Religion
Chiunque sia stato vittima di qualcosa (crimini, incidenti, abusi, tradimenti e così via) si trova prima o poi chiedersi se concedere o meno il perdono. Il perdono infatti è un mezzo attraverso il quale una persona, offesa da un torto subito, cessa di provare risentimento e ostilità verso un’altra persona, che ha perpetrato il torto. Può concesso come atto di bontà, empatia, altruismo, oppure, pragmaticamente, perché il fine di vivere meglio giustifica il mezzo del perdono. Perdonare infatti molto spesso produce una sensazione di sollievo, annullando quella tensione e quel legame esclusivo che lega vittima e offensore e che li rende parte separata del contesto sociale. Il perdono può essere concesso anche se non è stato richiesto e può riguardare anche persone che non si incontrano più nella propria vita, anche perché potrebbero essere decedute.
Sono state le religioni ad insegnare per prime la pratica del perdono, sull’esempio del perdono che Dio (o chi per lui) riserva agli esseri umani. Ma ci sono state anche molte voci contrarie. Nel Talmud ad esempio è scritto che ‘chi è pietoso contro i crudeli finisce con l’essere crudele verso i pietosi’; Voltaire diceva che ‘chi perdona al delitto ne diventa complice’.
Friederich Nietzsche era contrario al perdono, ma soprattutto era contrario alla morale cristiana, che riteneva essere la ‘morale degli schiavi’. Per il filosofo, chi perdona è un debole, è un incapace di far valere i propri diritti; la bontà è solo la dimostrazione della incapacità di ribellarsi, di rivalersi; la pazienza è codardia ed il perdono è l’incapacità di vendicarsi.
Schopenhauer è della stessa idea: tra i suoi aforismi sulla saggezza della vita troviamo il seguente: ‘Perdonare e dimenticare vuol dire gettare dalla finestra una preziosa esperienza già fatta’
Anche Freud aveva affrontato l’argomento, mostrandosi anch’egli contrario al perdono.
Lo riteneva infatti una pretesa assurda e incomprensibile, dannosa per la salute psichica dell’individuo, perché avrebbe fatto toccare il limite di sopportazione dell’Io rispetto alle pressioni pulsionali interne, producendo o una rivolta o la nevrosi (Freud S., Il disagio della civiltà). Perdonare, secondo il padre della psicoanalisi, può aver senso solo in due casi: come prova di sottomissione alla legge del più forte, in modo da lenire la sua aggressività, o come accettazione del predominio del SuperIo, per ricavarne una soddisfazione narcisistica nel ritenersi superiori agli altri.
Oggi la moderna psicologia ha cominciato ad interessarsi del perdono perché si è visto che…
nella pratica clinica, una terapia riuscita spesso porta il paziente a perdonare le offese ricevute. Questo atto, producendo una diminuzione di amarezza e risentimento, ha un effetto catartico, di liberazione, perché è capace di eliminare o attenuare i sentimenti di rabbia, di vendetta, di vergogna e di risentimento, liberando delle energie, che possono essere dunque meglio spese su altri fronti.
Perché ci sia vero perdono devono essere coinvolti tutti i sistemi: cognitivo, emotivo e comportamentale. Dal punto di vista cognitivo ed emotivo, il perdono richiede tempo: infatti può avvenire solo dopo che vi sia stato un processo mentale capace di far tacere il risentimento, la rabbia, il desiderio di vendetta o di punizione della persona che ha perpetrato l’offesa. Il gesto del perdono è solo l’ultimo atto che riguarda questo lungo processo.
Il perdono richiede dunque un grande sforzo, emotivo ed intellettuale e non dovrebbe dunque essere confuso con la timidezza o la debolezza morale. Chi perdona non è chi non vuole assumersi la responsabilità di punire, correggere, vendicare, non è chi vuole necessariamente chiudere un occhio sulla realtà che lo fa soffrire, lasciando correre e guardando oltre: perdonare non significa cercare di dimenticare l’offesa ricevuta, ma solo fare in modo che essa, pur permanendosi nel ricordo, non provochi più dolore. La dimenticanza infatti non equivale al perdono.
Il perdono implica la propria liberazione da un nemico interno, costituito dall’odio. L’odio, come l’amore, è un sentimento molto forte, che può legare indissolubilmente ad una persona e che dunque fa si che l’offensore sia sempre nei pensieri dell’offeso, nei suoi ricordi, nei suoi progetti. L’odio crea una dipendenza. Per questo, dal punto di vista psicologico, il perdono viene considerato un valido strumento terapeutico: permette di lenire la sofferenza, di riguadagnare la fiducia in sé stessi, e spesso di ristabilire relazioni interrotte fra due persone, attraverso una rinegoziazione delle regole del rapporto.
Il perdono tuttavia non implica la riconciliazione: vi possono essere valide ragioni per scegliere di non vedere più il proprio offensore (che tra l’altro potrebbe anche non essere più in vita), sebbene si sia concesso il perdono. Al contrario, non può esservi una vera riconciliazione senza perdono.
Dal punto di vista etimologico perdonare significa concedere un dono: è così in tutte le lingue, dall’inglese ‘forgive’ al francese ‘pardonner’ ed al tedesco ‘vergeben’. Non sono molte le persone predisposte all’atto di donare, ed anche se dal punto di vista etico o religioso si può essere d’accordo sul principio, metterlo in pratica è tutt’altra cosa.
Un atto offensivo subito ingiustamente del resto suscita nella vittima una sofferenza psicologica, che si esprime poi in reazioni di tipo aggressivo, etero o auto-dirette. L’aggressività nei confronti dell’offensore può esprimersi nella rabbia, nel desiderio di vendetta o di punizione dell’altro, mentre l’autoaggressività la si riscontra nei sensi di insicurezza di sé e di vergogna per l’umiliazione subita, nelle costanti ruminazioni del pensiero relative al ricordo dell’offesa.
Il desiderio di giustizia potrebbe essere una razionalizzazione, un modo per canalizzare le proprie emozioni verso consolazioni più socialmente accettate, ma esso non implica automaticamente il perdono.
Per perdonare occorre sapersi spogliare dei propri panni e sapersi mettere in quelli dell’offensore, cercando di vivere e reinterpretare la realtà guardandola da un’altra prospettiva, giustificando e comprendendo quelle che possono essere state le motivazioni o le pulsioni delle quali possa essere stato, a sua volta, vittima chi ha offeso.
Il processo del perdono richiede meno sforzi affettivi e cognitivi se l’offesa non è grave, se non è intenzionale, se l’offensore mostra rammarico e chiede scusa.
Quando si riceve un’offesa per prima cosa si sperimenta uno stato generale di smarrimento, di perdita momentanea dell’equilibrio, anche a causa dell’effetto-sorpresa e della mancanza di adeguate strategie difensive. Questo è ancor più vero quando fra vittima e offensore c’è un legame profondo di affetto o di amore, come può avvenire fra parenti, coniugi, amici o affini. Dal momento in cui si riceve l’offesa viene messo in crisi tutto un sistema di attribuzioni e di aspettative riguardo ad una certa persona, il tutto abbinato ad emozioni fortemente negative e distruttive, difficili da contenere, come accade quando si sperimentano dolore, rabbia, delusione, depressione, vergogna. La vergogna soprattutto è ciò che influisce particolarmente nella stima di sé stessi: ‘come ho fatto a lasciarmi ingannare dalla persona che amo’? ‘Come ho fatto ad essere così debole e stupido di fronte agli inganni del mio amico’?
A volte si reagisce cercando di colmare tutti i vuoti di attenzione che si ritiene di aver avuto nei confronti della persona che ha offeso. Questa ricerca e considerazione ossessiva dei dettagli che hanno reso possibile l’offesa può portare ad accrescere ulteriormente la diffidenza ed il sospetto verso l’altro, rinforzando i pensieri negativi e rimuginativi.
Del resto, cercare di comprendere è sicuramente necessario, anche per considerare in senso empatico i fattori esterni che possono aver contribuito a creare le condizioni del gesto offensivo, valutando anche eventuali possibili responsabilità nell’aver determinato nell’altro la volontà offensiva. Pur nella asimmetria delle responsabilità, spesso il rendersi conto che in una relazione tutti possono fare errori, avere colpe o essere causa di mancanze, può essere un fattore facilitante nella comunicazione.
Ammettere i propri errori, se ce ne sono, può facilitare infatti l’ammissione del torto da parte dell’offensore e permettere all’offeso una meno traumatica concessione del perdono. Sicuramente questo è un buon punto di partenza per reimpostare la relazione su basi più solide, che prevedano un codice di maggiore rispetto reciproco.
Rancore →
Chi non riesce ad esprimere apertamente la sua rabbia quando si sente offeso, ma allo stesso tempo non riesce neanche a dimenticare, a perdonare, è colui/colei che prova il doloroso sentimento del rancore, molto comune fra le persone ‘timide’.
Portare rancore ad una persona significa infatti avere nei suoi riguardi una forma di ostilità, impegnativa, forte, esclusiva. Certamente questo sentimento non nasce dal nulla: l’ostilità provata si verifica in presenza di un tradimento affettivo, quando ci si aspettava dall’altro un comportamento diverso, capace di tenere conto dei propri bisogni fondamentali, dei propri desideri, delle proprie aspettative.
Si tratta di un sentimento amaro, ossessivo, che spinge alla vendetta, anche se difficilmente si traduce in esplicita aggressione. Chi prova rancore si sente una vittima, è portato a lamentarsi, soprattutto con sé stesso, a tornare di frequente alla situazione che ha aperto la ferita, che in questo modo non riesce certamente a rimarginarsi.
Provare rancore porta a legarsi indissolubilmente al proprio ‘carnefice’: il sentimento del rancore non permette di dimenticare chi ci ha offeso, né l’offesa subita.
Per questo si parla anche di risentimento: un sentimento che riproduciamo continuamente nella nostra mente, fino a farle perdere di vista la realtà attuale, la vita reale che si svolge intorno a noi e che è probabilmente diversa da quella che continuiamo a percepire (dato che è filtrata da questo bisogno intenso e spesso segreto di ritorsione). A volte il rancore può essere utile perché è una fonte di energia, che permette di superare qualsiasi paura, qualsiasi forma di inibizione o timidezza, qualsiasi difficoltà. Altre volte può invece far scaturire un senso di impotenza, perché il pensiero che si avviluppa su sé stesso non aiuta a trovare delle soluzioni alternative e lascia le cose come sono, senza cambiamenti.
Chi prova rancore prova molta sofferenza, tende a chiudersi in sé stesso, a non comunicare più con gli altri, che non capirebbero l’importanza che il soggetto offeso attribuisce al proprio sentimento, o meglio, ‘ri-sentimento’.
Una soluzione sembra tuttavia esserci: il perdono.
Vivere il presente →
Vivere il presente
Vi capita a volte di non riuscire a smettere di rimpiangere il passato o di preoccuparvi per il futuro? Quando mi capita, ricordo una famosa storia Zen:
Un giorno, mentre camminava attraverso la foresta, un uomo incontrò una feroce tigre. Si diede immediatamente alla fuga per salvare la propria vita e la tigre lo inseguì.
L’uomo arrivò al bordo di un dirupo e la tigre lo stava per raggiungere. Non avendo scelta, si arrampicò giù per il precipizio, tenendosi con entrambe le mani ad una pianta di vite.
Appeso sul dirupo, l’uomo vide sopra di sé la tigre. Guardò verso il basso e vide un’altra tigre, che ruggendo attendeva la sua discesa. Era tra due fuochi.
Due topi, un bianco ed un nero, apparvero sulla vite a cui si aggrappava e, come se la situazione non fosse abbastanza grave, cominciarono a rosicchiare la pianta.
L’uomo sapeva che se i topi avessero continuato a rosicchiare, ad un certo punto la vite non avrebbe più potuto sostenere il suo peso, si sarebbe rotta e lui sarebbe caduto. Provò a mandare via i topi con le sue grida, ma questi tornavano sempre a rosicchiare.
Ad un certo momento, notò una fragola che cresceva sul dirupo, non lontano da lui. Era rossa e matura. Tenendosi alla vite con una mano e raggiungendo la fragola con l’altra, la colse.
Con una tigre sopra, un’altra sotto e due topi che continuavano a rosicchiare la vite, l’uomo assaggiò la fragola e la trovò assolutamente squisita.
Questa storia riguarda il sapere vivere il presente. Nonostante la sua situazione pericolosa, l’uomo non ha permesso che i futuri pericoli lo paralizzassero. E’ stato capace di afferrare e assaporare il momento.
La storia contiene molte metafore. Tutti gli elementi principali nella storia sono rappresentazioni che possiedono significati più profondi.
La parte superiore della scogliera rappresenta il passato. È dove l’uomo era e da dove è venuto. In termini personali, questa metafora si riferisce a tutte le nostre esperienze e ricordi della vita che già abbiamo vissuto.
Aggrapparsi alla vite, nella parte superiore del dirupo, significa rivisitare il passato. La tigre sulla parte superiore rappresenta il pericolo di indugiare troppo nel passato. Se costantemente ci compiangiamo per non essere stati in grado di fare determinate cose come avremmo dovuto, o se siamo sommersi dal rammarico e dalla vergogna per errori che abbiamo fatto, allora la tigre ci ha ferito con i suoi artigli taglienti. Se non riusciamo a liberarci delle esperienze negative dal passato che ci rendono timidi ed impauriti, o se ci sentiamo vittime perché veniamo da un passato fatto di traumi o abusi, allora la tigre ci ha azzannato dolorosamente.
La tigre inoltre rappresenta l’impossibilità di andare indietro nel tempo per porre rimedio a qualcosa. A volte vorremmo fare andare indietro l’orologio e rifare certe cose. Forse pensiamo al ritorno perfetto, molto tempo dopo il momento giusto; forse c’era una persona speciale a scuola che avremmo voluto conoscere ma non lo abbiamo fatto; forse abbiamo detto qualcosa di cattivo a qualcuno che amiamo e adesso faremmo qualunque cosa per non averlo fatto. Purtroppo, il tempo scorre in una sola direzione – la tigre sorveglia la parte superiore della scogliera e noi mortali non possiamo tornare indietro.
La parte inferiore della scogliera rappresenta il futuro. È il paese non scoperto, il capitolo non scritto. Il futuro contiene tutti i nostri sogni e timori, aspirazioni e delusioni, potenziali vittorie e possibili sconfitte. È la misteriosa ed incerta regione del domani.
Arrampicarsi giù per la vite, verso la parte inferiore del dirupo, è guardare avanti, anticipare e speculare circa il futuro. La tigre nella parte inferiore rappresenta il pericolo di preoccuparsi eccessivamente di quello che deve ancora venire – specialmente a scapito della nostra capacità di agire o di mantenere la pace interiore.
Molti di noi hanno avuto l’esperienza di preoccuparsi all’infinito per un compito, un discorso o un’intervista di lavoro imminenti. Pensiamo a tutte le cose che possono andare male. La notte non possiamo dormire perché siamo troppo nervosi per il giorno seguente.
Così cosa accade quando arriva il momento della prova? La nostra incapacità di rilassarci ci allontana dal genio creativo del Tao. Non riusciamo ad essere al nostro meglio. Non riusciamo a trasformare tutta quell’energia nervosa in azione efficace; invece, si trasforma in tensione e stress. Ci siamo arrampicati troppo in basso lungo la vite e ci siamo avvicinati troppo alla tigre, permettendo così che ci rechi danno.
La tigre in basso inoltre rappresenta la morte. La morte aspetta pazientemente tutti noi nell’avvenire. Sa che prima o poi saremo sue prede. Quando la tigre ruggisce verso di noi, sentiamo il vento gelido della decadenza.
La posizione dell’uomo fra le due tigri rappresenta il presente. Si noti che rimane sospeso a mezz’aria. Nello stesso modo, anche noi viviamo sospesi fra il passato ed il futuro.
Questa cosa che chiamiamo “adesso” o “presente” può essere un concetto piuttosto elusivo. Non appena individuiamo un istante e lo definiamo come “ora”, scivola via e non è più il presente. Un altro istante, ugualmente elusivo, prende il suo posto. Non importa quanto ci proviamo, non saremo mai capaci di fissare il presente.
Il presente inoltre sfugge ad ogni definizione, proprio come il Tao. Anche se possiamo misurare il tempo con grande esattezza, la nostra precisione tecnica ci non aiuta per nulla ad isolare la parte infinitesimale di tempo di zero durata. Anche se abbiamo la tecnologia per costruire un orologio atomico con un margine di errore inferiore ad un decimo di miliardesimo di secondo, tutti gli orologi atomici del mondo non possono fermare la magia dell’istante presente.
Anche se l’istante attuale è oltre la nostra comprensione, il paradosso dell’esistenza è che il presente è ciò che viviamo. Effettivamente, è tutto quello abbiamo sempre avuto. Non possiamo mai avere il passato o il futuro; uno è andato irreparabilmente e l’altro deve ancora venire. Il presente è qui ed ora ed è nostro completamente e senza riserve. Nessuno può prendercelo e solo noi abbiamo il potere di decidere come usarlo.
La vite rappresenta la vita nel mondo materiale. Proprio come l’uomo si tiene alla vite con entrambe le mani, anche noi ci aggrappiamo caparbiamente alla vita fisica. L’istinto di sopravvivenza ci costringe ad aggrapparci alla nostra vita e non la lasceremmo senza lottare.
Aggrapparsi alla vite non è facoltativo. L’uomo, inseguito dalle tigri, non ha altra scelta che aggrapparsi. Allo stesso modo, una volta che veniamo al mondo, non abbiamo altra scelta che vivere le nostre vite da un momento al seguente. Quindi, la vite può inoltre essere vista come il samsara – il ciclo della nascita e della morte.
I due topi rappresentano il passare del tempo. Sono uno nero e uno bianco per la semplice ragione che simbolizzano il giorno e la notte.
I ratti rosicchiano la vite, rendendola sempre più debole. Questo rappresenta come ogni ciclo del giorno e della notte ci porta un po’ più vicino alla morte. Quando la vite si rompe, l’uomo cade verso una fine certa. Nello stesso senso, quando un certo numero di giorni e notti è passato, la vita fisica a cui ci aggrappiamo giungerà alla fine e sarà il tempo per la morte. Non avremo altra scelta che affrontare la tigre.
Come l’uomo prova a mandare via i topi, noi proviamo a ritardare l’invecchiamento e tenere lontane le malattie. Vi sono industrie intere dedicate ai prodotti per mantenerci giovani ed in buona salute o, per lo meno, apparire tali. Pensiamo a tutte le vitamine, i supplementi, i trattamenti, le stazioni termali, le terapie ormonali, i lifting, le liposuzioni, i trapianti di capelli… e così via.
Ma come i topi continuano a ritornare, così il tempo passa e non rallenta per nessuno. Nonostante i nostri sforzi, il nostro tempo in questa vita rimane limitato.
La fragola rappresenta la bellezza, la grazia, l’energia e la vitalità del momento presente. È sempre là, sempre disponibile per coloro che hanno la capacità di vederla e sperimentarla.
Per esempio, in questo stesso momento possiamo attivare la nostra consapevolezza e sentire questo miracolo della comunicazione che permette lo scambio fra noi di pensieri e idee. Possiamo sentire come sia stupefacente che questo collegamento tra persone sia possibile. C’è una magia e una bellezza meravigliosa che difficilmente possiamo esprimere a parole.
Usciamo e poniamoci in comunione con la natura. Restiamo testimoni silenziosi dell’opera del Tao. Percepiamo la realtà come un’interazione infinita delle forze naturali, operanti intorno a noi così come dentro di noi. Dalla sfera macrocosmica a quella microcosmica, sentiamo come i processi naturali seguono il loro corso, regolati da un principio intrinseco che è al di là della nostra comprensione.
Vi è così tanta bellezza e bontà in ogni singolo momento che, se dovessimo sentirla tutta, ne saremmo sopraffati. Parafrasando la nostra storia, potremmo dire che la fragola è piena di un succo squisito.
Cogliere la fragola è afferrare il momento. Così facendo, siamo coscienti del presente, dirigiamola nostra attenzione al flusso che si muove attraverso di noi e scegliamo di immergerci completamente nel fiume dell’eterno presente.
Assaggiare la fragola è assaporare completamente la realtà. Così facendo, cominciamo ad apprezzare il miracolo dell’esistenza e a notare una bellezza che è sempre presente dovunque rivolgiamo lo sguardo. Ciò riempie il nostro cuore di gioia e di gratitudine.
Cogliere ed assaggiare la fragola può essere molto più facile a dirsi che a farsi. Per la gran parte del tempo, la maggioranza di noi ha difficoltà ad entrare in quella condizione di coscienza che ci permette di afferrare la realtà e di assaporare il momento. Ci sono ostacoli che ci bloccano.
Il primo ostacolo, che la maggior parte dei seguaci del Tao ha superato, è la mancanza di consapevolezza. Molta gente vive ogni giorno rimpiangendo il passato o preoccupandosi per il futuro, ignari del tesoro del presente che già possiedono. Tornando alla storia, è come se l’uomo fossi così occupato a guardare su e giù da non notare il delizioso frutto proprio vicino a lui.
Il secondo ostacolo è più difficile e la maggior parte di noi lo incontra di tanto in tanto. Facciamo il caso che l’uomo veda la fragola, ma poiché è troppo spaventato dalle tigri, non ne ha desiderio. Anche se sa bene dov’è la fragola, non è interessato a mangiarla.
Qualcuno che abbia affrontato questo ostacolo può dire “va bene capire le metafore nella storia, ma c’è una grossa differenza nel trasferire questa comprensione nella vita reale. So che il mio obiettivo dovrebbe essere di vivere il presente, ma come faccio esattamente?”
La storia offre un indizio. Quando l’uomo vede la fragola, si tiene alla vite con una mano e prende la fragola con l’altra. Questa azione include due elementi essenziali: lasciare andare e sporgersi.
L’uomo non potrebbe cogliere la fragola se continuasse a tenersi con entrambe le mani. Con entrambe le mani strette alla vite, tutto quello che potrebbe fare sarebbe guardarla. Per ottenere il premio, ha dovuto distendere una mano e staccarla dalla vite.
È esattamente lo stesso con la vita. La vite rappresenta la nostra esistenza fisica. Tenersi troppo strettamente alla vite equivale ad avere attaccamenti troppo forti alle preoccupazioni materiali. Con tali attaccamenti, non possiamo lasciarci andare. Questo è il modo sicuro per impedirci di godere il presente.
Sembra semplice mentre ne parliamo, ma pensiamo alle persone che conosciamo che sono così concentrate sul soldi che non si prendono mai il tempo di godersi la vita. Se le osserviamo, possiamo vedere che non riescono a rilassarsi neppure quando hanno terminato un compito. Per esempio, in vacanza non possono smettere di pensare all’ufficio. Nella metafora della nostra storia, tali persone sono mortalmente attaccate alla vite.
So di un signore la cui fissazione era il mercato azionario. Era un trader che seguiva il mercato minuto per minuto. Quando gli amici comunicavano con lui al telefono, potevano sempre indovinare quando i valori delle sue azioni scorrevano sullo schermo del suo computer, perché le sue risposte diventavano improvvisamente molto più lente, come se fingesse di ascoltare. Questo era chiaramente un caso dove il forte attaccamento alle cose materiali avevano completamente distrutto la capacità di godere delle conversazioni con i vecchi amici – una delle cose migliori della vita.
L’altro elemento, ugualmente importante, è uscire da se stessi, esplorare. La zona di sicurezza può essere comoda, ma non offre niente di nuovo. Per ottenere la fragola, dobbiamo avventurarci oltre il familiare, puntare ad un premio che possiamo vedere ma non possiamo afferrare.
Il Tao si manifesta nella vita e la caratteristica della vita è che si sviluppa. La vita esplora continuamente nuovi territori, prende dei rischi e va in posti in cui non è stata prima. Se facciamo lo stesso, scopriremo ben presto che la vita è gioiosa ed emozionante e piena di possibilità. Vedremo che vivere nel presente è sia facile che divertente.
Quindi, la nostra storia insegna che quando abbiamo difficoltà a vivere pienamente e consapevolmente nel presente, dobbiamo soltanto farci alcune domande come:
Quali sono i miei attaccamenti? Quali sono le cose che da cui non riesco a staccarmi? Di quali attaccamenti sono disposto a liberarmi, per vivere la mia vita pienamente?
Sto imparando qualche cosa di nuovo? Sto conoscendo nuove persone? Sto facendo qualche cosa non ho fatto prima? Che cosa potrei studiare per divertimento? Quali progetti interessanti potrei intraprendere?
Le nostre risposte indicheranno la strada da seguire. Formuliamo di conseguenza il nostro piano d’azione.
Seguendo il nostro piano d’azione per vivere consapevolmente il presente, troveremo sempre più facile smettere di vivere nel passato o di preoccuparci eccessivamente per il futuro. Godendo maggiormente il presente, scopriremo inoltre che i ricordi sgradevoli o persino dolorosi non ci toccano più; le preoccupazioni e i timori sulle incertezze future non ci paralizzano più.
Scopriremo che il presente è letteralmente un presente meraviglioso. È un regalo miracoloso pieno di pace, di soddisfazione, di energia e di entusiasmo. È una scatola piena di fragole squisite.
Cominceremo a renderci conto che l’unico requisito per meritarci un tal regalo è accettarlo e goderlo. Saremo stupiti che vi sono persone che non ne approfittano. Alcuni neppure comprendono che hanno questa possibilità. Non lo riconoscono come loro diritto di nascita, né ne capiscono il valore inestimabile.
Raccogliamo i nostri pensieri nuovamente dentro di noi. È tempo di dischiudere il nostro presente.
Page 1 of 14